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Prezzo della Crisi del 21-06-2010: 'Gran Bretagna, divieto preventivo di sciopero '
di Fabio Sebastiani
Gli imprenditori britannici, riuniti nella Cbi, l’associazione di categoria, vogliono l’attacco preventivo al diritto di sciopero. Mentre in Europa si discute di “consultazion preventiva”, loro, in previsione dell’ondadta di proteste che arriverà contro la finanziaria chiedono al Governo di Sua Maestà di abolire “preventivamente” la possibilità di protesta da parte dei lavoratori e dei cittadini. Al “prime minister” chiedono che venga adirrittura elaborato un piano di emergenza - che includerebbe nuove leggi per i sindacati - per far fronte alla ribellione.
La Cbi teme infatti che i pesanti tagli al settore pubblico, che contemplerebbero anche una riduzione dei pacchetti pensionistici dei dipendenti statali, possano dare origine ad una serie di azioni sindacali che potrebbero paralizzare i servizi pubblici. Per far fronte al problema, la confindustria di “san Giorgio” vorrebbe incontrare il ministro delle Attività produttive Vince Cable e discutere con lui la possibilità di cambiare le norme che regolano gli scioperi. In pratica si vuole dare la possibilità ai sindacati di indirne uno soltanto se il 40% del totale dei suoi iscritti lo appoggia, e non soltanto una maggioranza semplice di chi ha in effetti votato a favore. Quindi una ulteriore restrizione che di fatto esclude la totalità dei lavoratori. La Cbi vorrebbe inoltre che il governo riducesse da 90 a 30 giorni il periodo di consultazione per i licenziamenti in blocco e desse ai dipendenti del settore privato la possibilità di rinunciare al contratto collettivo. Le richie!
ste della confindustria brittannica hanno mandato su tutte le furie i dirigenti sindacali. Brendan Barber, segretario generale del sindacato Tuc, ha dichiarato che la Gran Bretagna «già possiede alcune delle più severe restrizioni del diritto di sciopero di tutti i Paesi sviluppati» e che nel Regno Unito «Il numero di giorni persi per gli scioperi e storicamente minore che in altri Paesi. «Ulteriori restrizioni - ha aggiunto - sarebbero estremamente ingiuste e quasi certamente violerebbero gli obblighi che la Gran Bretana si è assunta a livello internazionale per il rispetto dei diritti umani». Un portavoce del primo ministro David Cameron ha tuttavia assicurato che il governo non ha per ora «alcuna intenzione di cambiare le leggi sugli scioperi».

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