Prezzo della Crisi del 26-06-2010: 'Disoccupazione, le cifre in liberà di Sacconi'
L’avevamo detto, occhio alle cifre! Nella lettura c’è chi rimesta nel torbido. Dal Governo, che addirittura parla di ripresa dell’occupazione, a Confindustria che ammette il calo di occupati ma non la debacle della crescita, è tutto un coro di falso ottimismo. Da “lavoce.info”, che non può certo essere sospettata di terrorismo, arriva la conferma che i posti persi dal secondo trimestre 2008 a oggi sono stati oltre 1 milione, la metà dei quali precari, con un tasso di disoccupazione che, compresa anche la Cig, è salito all'11,6%. «La crisi - si legge in un articolo a firma di Massimo Anelli e Gaetano Basso - ha avuto le prime ripercussioni sul mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2008. E ad oggi non si è ancora arrestata. Il numero di posti di lavoro bruciati da allora è 1.000.876, e non 528mila, come riportato ieri dai media nazionali. Questi sono i posti di lavoro persi tra i lavoratori italiani, tenendo conto dell'aumento della componente straniera. Le statistiche che riguardano gli stranieri risentono delle regolarizzazioni e sono pertanto meno attendibili». Secondo i due economisti i contratti a tempo determinato sono quelli che hanno sofferto maggiormente (-16,2% dal secondo trimestre 2008 e pesano per il 48,1% del totale dei posti andati persi), mentre lo stock dei contratti a tempo indeterminato è calato solo dello 0,7%. Lavoce.info offre anche un aggiornamento delle stime sui lavoratori in cassa integrazione e segnala che, comprendendo anche la Cig, il tasso di disoccupazione salirebbe all'11,6%.
Insomma, una lettura reale della crisi che tiene conto dei dati “ufficiali” e di quelli che vanno studiati nelle pieghe di una situazione economica a dir poco paradossale. L’Italia, da questo punto di vista, non è numerabile. Chiunque si applichi nella difficile arte della statistica non fa che tirar fuori una “italietta” che non corrisponde per niente alla situazione reale.
Non è indifferente che nel nostro paese si siano persi un milione piuttosto che mezzo milione di posti di lavoro. E’ chiaro che per chi fa politica-.spettacolo, come il ministro Sacconi, alla fine è la stessa cosa. Il punto è che non ci si rende conto che si sta parlando della vita delle persone. Come si pensa di riuscire a calibrare gli interventi se ci si rappresenta una situazione che non corrisponde per niente alla realtà? Ovviamente, non c’è un meccanismo di controllo. Ognuno fornisce numeri in libertà, e non esiste un contesto formale in cui tutto questo caos di cifre possa essere messo in ordine.
di Fabio Sebastiani
Insomma, una lettura reale della crisi che tiene conto dei dati “ufficiali” e di quelli che vanno studiati nelle pieghe di una situazione economica a dir poco paradossale. L’Italia, da questo punto di vista, non è numerabile. Chiunque si applichi nella difficile arte della statistica non fa che tirar fuori una “italietta” che non corrisponde per niente alla situazione reale.
Non è indifferente che nel nostro paese si siano persi un milione piuttosto che mezzo milione di posti di lavoro. E’ chiaro che per chi fa politica-.spettacolo, come il ministro Sacconi, alla fine è la stessa cosa. Il punto è che non ci si rende conto che si sta parlando della vita delle persone. Come si pensa di riuscire a calibrare gli interventi se ci si rappresenta una situazione che non corrisponde per niente alla realtà? Ovviamente, non c’è un meccanismo di controllo. Ognuno fornisce numeri in libertà, e non esiste un contesto formale in cui tutto questo caos di cifre possa essere messo in ordine.
di Fabio Sebastiani
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