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Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
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Prezzo della Crisi del 04-06-2010: 'Dai tetti alle piazze. La “base” inaugura una nuova stagione di lotta '
di Daniele Nalbone
Hanno passato il segno. Non c’è dubbio. Ma pochi sembra se ne siano accorti. Sfogliando i grandi giornali, si legge della manovra finanziaria e delle reazioni che questa ha suscitato nella classe politica e dirigente. Maggioranza e “opposizione” continuano nella bagarre dialettica, ma dei problemi reali del paese nessuno parla. Così come nessuno, a parte i “nostri” giornali, parla che fra poche ore migliaia di persone scenderanno in piazza per protestare contro ciò che questa manovra comporterà. Il “nuovo” sindacato, l’Unione Sindacale di Base, con i Cobas, domani saranno in piazza per denunciare come il welfare, con la riduzione dei trasferimenti economici agli enti locali, sia stato nuovamente attaccato. Le conseguenze della manovra, in questo settore, saranno devastanti, con aumenti, fino al raddoppio, delle tasse locali e la riduzione delle spese per la sanità e per i servizi. Per non parlare del pubblico impiego, che subirà il congelamento dei contratti e degli adeguamenti salariali dal 2011 e per tre anni e il blocco del turn over, cosa che potrebbe comportare la perdita di circa 400mila posti di lavoro.
Fino ad arrivare al solito attacco alle pensioni e al mondo della cultura e della formazione. A tutto questo, ovviamente, non si accompagna nessun provvedimento per colpire i veri privilegi: gli evasori fiscali potranno dormire sonni tranquilli, così come le banche e gli istituti finanziari o gli speculatori, tanto in ambito finanziario che edilizio. Il tutto, in attesa del “benvenuto”, da parte del Governo, al collegato lavoro, che, di fatto, cancellando il diritto del lavoratore a difendersi davanti al magistrato, liberalizza i licenziamenti. Sarà, quindi, il ministro del Lavoro Sacconi a dare il colpo di grazia ai diritti dei lavoratori nel nostro paese. A meno che…
A meno che tra poche ore, in piazza, con Cobas e Usb, non saremo in migliaia. Non rispondere a chi ci chiede di far pagare la crisi da chi l’ha provocata sarebbe un delitto. E mentre il corteo “sindacale” inizierà a muoversi da piazza delle Repubblica (ore 15), da Porta Pia (ore 14) sarà già partito il corteo “precario”. O meglio, della rabbia precaria. Obiettivo: dar vita a una mobilitazione permanente, a partire dal 5 giugno, contro la crisi che dia voce e protagonismo ai precari. Significativo anche il motivo del luogo da cui partire: a Porta Pia, infatti, c’è il Ministero delle Infrastrutture. Uno dei ministeri che gestirà, in tempo di crisi, milioni di euro da utilizzare nelle Grandi Opere osteggiate dalle comunità territoriali: dalla Val di Susa al Ponte sullo Stretto. Dal Mose di Venezia alla Variante di Valico sull’Appennino. Fino agli inceneritori, alle autostrade, alla Tav o alle centrali nucleari. Un corteo che si ricongiungerà con quello “sindacale” per dar vita, anche fisicamente, a quel “sindacato metropolitano” che dovrà essere in grado di organizzare non solo i lavoratori, ma tutti i cittadini che questa crisi non vogliono, e non possono, pagarla.

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