Prezzo della Crisi del 23-07-2010: 'La Fiom e l’ottobre che verrà '
di Fabio Sebastiani
A parte la solita sinistra di alternativa non è che intorno alla data del 16 ottobre indicata dalla Fiom quale giornata di protesta nazionale che mette un po’ assieme tutti i temi legati al lavoro si sia scatenato troppo entusiasmo. Innanzitutto c’è da dire che i metalmeccanici della Cgil prendendo questa decisione, che come si vede ha scatenato uno scontro piuttosto feroce al loro interno, e anche al loro esterno, hanno dimostrato almeno un po’ di coraggio. Parliamo di quel coraggio che mancava da ani nel quadro delle mobilitazioni sindacali. Parliamo di quella presa di posizione che intanto trasforma un atteggiamento perennemente difensivo in un atteggiamento offensivo. Questo darà fastidio a molti, Innanzitutto a Cisl e Uil che sull’arretramento e la sconfitta della Fiom stanno puntando tutte le loro carte. E poi al Governo che ha più o meno la stessa “puntata” per avere la strada spianata verso l’azzeramento dei diritti. E, infine, una Fiom con questa determinazione crea non pochi problemi alla Cgil. Lo diciamo non in un quadro di valutazione in cui ci siano posizioni più o meno di sinistra. Non ha senso, in questa discussione. L’affermazione va presa nel quadro di una valutazione sulla storia recente della Cgil, su una classe dirigente che dopo quindici anni di concertazione, e quindi di pensiero unico, ormai ha completamente perso l’abitudine ad esercitare il mestiere di sindacalista. Insomma, il rischio è che dentro la Cgil non si aprirà nessuna discussione sulle questioni di merito portate in campo dalla Fiom semplicemente perché la concertazione non prevedeva e non prevede un perimetro in cui ci siano posizioni divergenti capaci di ricomporsi in una sintesi. E un caso se la segreteria nazionale è tutta monocolore? A parte questa valutazione che potrebbe sembrare troppo “politicista”, il punto, torno a ripetere, è la struttura del sindacato confederale in relazione alla sua capacità di discussione. Qualcuno dirà che ormai è da tempo che la Cgil ha perso questa capacità di discutere e confrontarsi. Probabilmente è vero. Ma oggi che qualcuno pone le questioni vere, a partire dalla democrazia sindacale per finire al potere di acquisto dei salari, ecco che vengono fuori le contraddizioni vere. Come si risolverà la questione? Probabilmente quello che accadrà, o che dovrebbe accadere per rendere questo passaggio il meno traumatico possibile, è che il confronto sui temi veri investa in qualche modo la società e il mondo del lavoro. Solo allargando e aprendo è possibile non “fare il gioco dell’avversario”, che è quello di chiudere tutto entro regole codificate che solo lui controlla. E’ per questo chce è della massima importanza che la Fiom provi a praticare scadenze di lotta in cui ci sia la possibilità di una generalizzazione dei contenuti. Se la Cgil si sente impegnata su questo terreno e con questo metodo difficilmente riuscirà a chiudersi come sembra voler fare. Alla fine rimane pur sempre un sindacato di quasi sei milioni di iscritti.
A parte la solita sinistra di alternativa non è che intorno alla data del 16 ottobre indicata dalla Fiom quale giornata di protesta nazionale che mette un po’ assieme tutti i temi legati al lavoro si sia scatenato troppo entusiasmo. Innanzitutto c’è da dire che i metalmeccanici della Cgil prendendo questa decisione, che come si vede ha scatenato uno scontro piuttosto feroce al loro interno, e anche al loro esterno, hanno dimostrato almeno un po’ di coraggio. Parliamo di quel coraggio che mancava da ani nel quadro delle mobilitazioni sindacali. Parliamo di quella presa di posizione che intanto trasforma un atteggiamento perennemente difensivo in un atteggiamento offensivo. Questo darà fastidio a molti, Innanzitutto a Cisl e Uil che sull’arretramento e la sconfitta della Fiom stanno puntando tutte le loro carte. E poi al Governo che ha più o meno la stessa “puntata” per avere la strada spianata verso l’azzeramento dei diritti. E, infine, una Fiom con questa determinazione crea non pochi problemi alla Cgil. Lo diciamo non in un quadro di valutazione in cui ci siano posizioni più o meno di sinistra. Non ha senso, in questa discussione. L’affermazione va presa nel quadro di una valutazione sulla storia recente della Cgil, su una classe dirigente che dopo quindici anni di concertazione, e quindi di pensiero unico, ormai ha completamente perso l’abitudine ad esercitare il mestiere di sindacalista. Insomma, il rischio è che dentro la Cgil non si aprirà nessuna discussione sulle questioni di merito portate in campo dalla Fiom semplicemente perché la concertazione non prevedeva e non prevede un perimetro in cui ci siano posizioni divergenti capaci di ricomporsi in una sintesi. E un caso se la segreteria nazionale è tutta monocolore? A parte questa valutazione che potrebbe sembrare troppo “politicista”, il punto, torno a ripetere, è la struttura del sindacato confederale in relazione alla sua capacità di discussione. Qualcuno dirà che ormai è da tempo che la Cgil ha perso questa capacità di discutere e confrontarsi. Probabilmente è vero. Ma oggi che qualcuno pone le questioni vere, a partire dalla democrazia sindacale per finire al potere di acquisto dei salari, ecco che vengono fuori le contraddizioni vere. Come si risolverà la questione? Probabilmente quello che accadrà, o che dovrebbe accadere per rendere questo passaggio il meno traumatico possibile, è che il confronto sui temi veri investa in qualche modo la società e il mondo del lavoro. Solo allargando e aprendo è possibile non “fare il gioco dell’avversario”, che è quello di chiudere tutto entro regole codificate che solo lui controlla. E’ per questo chce è della massima importanza che la Fiom provi a praticare scadenze di lotta in cui ci sia la possibilità di una generalizzazione dei contenuti. Se la Cgil si sente impegnata su questo terreno e con questo metodo difficilmente riuscirà a chiudersi come sembra voler fare. Alla fine rimane pur sempre un sindacato di quasi sei milioni di iscritti.
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