Prezzo della Crisi del 13-09-2010: 'Il casco giallo e l’unità della lotta '
di Anna Maria Bruni
Il casco giallo degli operai sulla testa degli studenti, oggi in presidio davanti al Liceo Tasso e sotto il Ministero a Roma, è una scelta simbolica che coglie il nodo centrale della dismissione dell’intervento pubblico a tutela della vita, della dignità, dei diritti del lavoro, e del diritto al lavoro che la questione della precarietà riunifica, unificando mondo pubblico e privato nello stesso minimo comune denominatore, e con la medesima controparte. Prima in ordine di ‘decisionismo’ la gestione economica del ministro Tremonti esclusivamente in favore di ciò che produce profitto, liberata, dopo anni di deregulation, ormai esplicitamente e senza mezzi termini dallo Stato, come ingombro burocratico e vincolante a regole comuni che in tema di competitività selvaggia non hanno più ragione di essere. Dalla rotta impressa da questo ‘timoniere’ discende lo stravolgimento della legislazione del lavoro del ministro Sacconi, e in modo molto simile, a ben guardare, la ‘riforma’ della scuola del ministro Gelmini.
Su retescuole.net, il sito “in difesa della scuola pubblica”, che segue passo passo il montare della mobilitazione, sono state pubblicate le “10 domande” alla titolare del dicastero della scuola. Dieci domande che inanellandosi una nell’altra, dal taglio dei posti di lavoro al taglio del tempo scuola, ovvero taglio del tempo pieno e riduzione di ore per i ragazzi delle superiori, al contributo-tassa che le famiglie sono costrette a sostenere per le spese che la scuola non può sostenere, a causa della mancanza di solvibilità del Ministero nei loro confronti, mentre finanzia la scuola privata, descrivono come migliore sintesi non potrebbe quelle “macerie causate dai ministri Tremonti e Gelmini” a cui è ridotta, dicono gli studenti della rete studenti medi, la scuola pubblica. E c’è una domanda, la settima per la precisione, che entra proprio nel merito di possibili vere macerie. Dice così: “7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?”. Questa norma è entrata in vigore dal 1994, con la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro. E questa domanda sintetizza perfettamente i rischi per la sicurezza dovuti ai tagli, che impongono un numero di alunni, o studenti, per classe superiore a quanto le disposizioni di legge prevedono, e che fanno il paio con la mancanza di prevenzione e di ristrutturazione degli edifici, sempre dovuta ai tagli.
Ma è stato proprio il ministro Tremonti, intervenendo al meeting di Rimini lo scorso agosto, a sottolineare che “la sicurezza è un lusso”. Se ripresa ci sarà, per il ministro dell’economia, sarà sul costo del lavoro dimezzato, su tagli a tappeto a diritti e tutele del lavoro, estesi poi a tutto ciò che è pubblico, e come tale, alla portata di tutti. La logica di questo governo è che la ripresa si basa sulla massimizzazione del profitto, che solo chi è ricco può incentivare, moltiplicando a disimisura le sue ricchezze, sulla pelle del nuovo schiavismo, quello della precarietà esteso a tutti i livelli del vivere.
Il nuovo, ennesimo incidente sul lavoro di sabato a Capua, ennesima replica di un copione andato in scena già troppe volte, è la risposta. Una casa madre, la Dsm, multinazionale farmaceutica olandese, e una ditta appaltatrice, la Rivoira di Anagni, che avrebbe dovuto eseguire una bonifica della cisterna prima che gli operai vi accedessero. Ennesimo sabato con richiesta di lavoro in extremis, ennesimo ‘sì’ per una paga da fame, 50 euro. Una scivolata, e un tentativo di soccorso a catena che si trasforma in tragedia per tre lavoratori, Giuseppe Cecere, Antonio di Matteo, Vincenzo Musso. La medesima tragedia già accaduta a Mineo, in Sicilia, a Sarroch in Sardegna, a Molfetta in Puglia.
La sicurezza sul lavoro è un lusso, richiede, tempo, dedizione, attenzione, oltre che finanziamenti. Le stesse cose che richiede la scuola. Non è quindi solo una questione economica. E’ una questione di qualità, del lavoro come della formazione, per una qualità della vita che valga la pena di essere vissuta. Ma per questo c’è bisogno di lavorare in tanti, lavorare tutti, lavorare bene e lavorare in comune, riconoscendo quel minimo comune denominatore che mette insieme gli operai con i docenti, e contro il quale oggi gli studenti, riconoscendolo, hanno indossato il casco.
Il casco giallo degli operai sulla testa degli studenti, oggi in presidio davanti al Liceo Tasso e sotto il Ministero a Roma, è una scelta simbolica che coglie il nodo centrale della dismissione dell’intervento pubblico a tutela della vita, della dignità, dei diritti del lavoro, e del diritto al lavoro che la questione della precarietà riunifica, unificando mondo pubblico e privato nello stesso minimo comune denominatore, e con la medesima controparte. Prima in ordine di ‘decisionismo’ la gestione economica del ministro Tremonti esclusivamente in favore di ciò che produce profitto, liberata, dopo anni di deregulation, ormai esplicitamente e senza mezzi termini dallo Stato, come ingombro burocratico e vincolante a regole comuni che in tema di competitività selvaggia non hanno più ragione di essere. Dalla rotta impressa da questo ‘timoniere’ discende lo stravolgimento della legislazione del lavoro del ministro Sacconi, e in modo molto simile, a ben guardare, la ‘riforma’ della scuola del ministro Gelmini.
Su retescuole.net, il sito “in difesa della scuola pubblica”, che segue passo passo il montare della mobilitazione, sono state pubblicate le “10 domande” alla titolare del dicastero della scuola. Dieci domande che inanellandosi una nell’altra, dal taglio dei posti di lavoro al taglio del tempo scuola, ovvero taglio del tempo pieno e riduzione di ore per i ragazzi delle superiori, al contributo-tassa che le famiglie sono costrette a sostenere per le spese che la scuola non può sostenere, a causa della mancanza di solvibilità del Ministero nei loro confronti, mentre finanzia la scuola privata, descrivono come migliore sintesi non potrebbe quelle “macerie causate dai ministri Tremonti e Gelmini” a cui è ridotta, dicono gli studenti della rete studenti medi, la scuola pubblica. E c’è una domanda, la settima per la precisione, che entra proprio nel merito di possibili vere macerie. Dice così: “7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?”. Questa norma è entrata in vigore dal 1994, con la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro. E questa domanda sintetizza perfettamente i rischi per la sicurezza dovuti ai tagli, che impongono un numero di alunni, o studenti, per classe superiore a quanto le disposizioni di legge prevedono, e che fanno il paio con la mancanza di prevenzione e di ristrutturazione degli edifici, sempre dovuta ai tagli.
Ma è stato proprio il ministro Tremonti, intervenendo al meeting di Rimini lo scorso agosto, a sottolineare che “la sicurezza è un lusso”. Se ripresa ci sarà, per il ministro dell’economia, sarà sul costo del lavoro dimezzato, su tagli a tappeto a diritti e tutele del lavoro, estesi poi a tutto ciò che è pubblico, e come tale, alla portata di tutti. La logica di questo governo è che la ripresa si basa sulla massimizzazione del profitto, che solo chi è ricco può incentivare, moltiplicando a disimisura le sue ricchezze, sulla pelle del nuovo schiavismo, quello della precarietà esteso a tutti i livelli del vivere.
Il nuovo, ennesimo incidente sul lavoro di sabato a Capua, ennesima replica di un copione andato in scena già troppe volte, è la risposta. Una casa madre, la Dsm, multinazionale farmaceutica olandese, e una ditta appaltatrice, la Rivoira di Anagni, che avrebbe dovuto eseguire una bonifica della cisterna prima che gli operai vi accedessero. Ennesimo sabato con richiesta di lavoro in extremis, ennesimo ‘sì’ per una paga da fame, 50 euro. Una scivolata, e un tentativo di soccorso a catena che si trasforma in tragedia per tre lavoratori, Giuseppe Cecere, Antonio di Matteo, Vincenzo Musso. La medesima tragedia già accaduta a Mineo, in Sicilia, a Sarroch in Sardegna, a Molfetta in Puglia.
La sicurezza sul lavoro è un lusso, richiede, tempo, dedizione, attenzione, oltre che finanziamenti. Le stesse cose che richiede la scuola. Non è quindi solo una questione economica. E’ una questione di qualità, del lavoro come della formazione, per una qualità della vita che valga la pena di essere vissuta. Ma per questo c’è bisogno di lavorare in tanti, lavorare tutti, lavorare bene e lavorare in comune, riconoscendo quel minimo comune denominatore che mette insieme gli operai con i docenti, e contro il quale oggi gli studenti, riconoscendolo, hanno indossato il casco.
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