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Germania, la Siemens blinda il posto di lavoro per 128 mila
Liberazione del 23-09-2010
Nel giorno in cui più di duemila lavoratori dell’industria dell’acciaio incrociano le braccia nel nordovest della Germania per il primo sciopero nella trattativa per il rinnovo contrattuale del settore, il mondo del lavoro tedesco può tirare un sospiro di sollievo su un altro fronte. E sperare che quel che da oggi vale per i lavoratori della Siemen AG, un giorno possa valere anche per loro.
Il cda del gruppo Siemens, insieme ai rappresentanti dei lavoratori del consiglio di fabbrica e ai delegati del sindacato dei metallurgici IG-Metall, ha sottoscritto ieri a Berlino un accordo che protegge tutti i dipendenti tedeschi del gruppo dal licenziamento. Per sempre. D’ora in avanti la multinazionale non potrà più licenziare i lavoratori per motivi legati al riassetto industriale o ai cicli economici senza l’accordo del sindacato. In caso di necessità, il management si è impegnato a utilizzare altri strumenti per risolvere i guai aziendali, come il ridislocamento dei dipendenti tra gli stabilimenti e il ricorso alla riduzione generalizzata dell’orario di lavoro. L’accordo garantisce inoltre anche una condivisione delle informazioni più completa da parte del management nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori sulle scelte aziendali, come investimenti, ristrutturazioni e decisioni che riguardano gli stabilimenti.
L’intesa, siglata a margine di un incontro del consiglio di vigilanza in una delle due sedi centrali della Siemens AG - l’altra è a Monaco, in Baviera, dove il contratto è stato discusso e preparato -, per la prima volta non solo protegge i 128mila lavoratori Siemens, ma anche i circa 30mila dipendenti della società per azioni, a cui fanno capo diverse affiliate. Dall’accordo sono invece rimasti fuori i 4mila dipendenti del settore IT - 2mila dei quali tedeschi -, che presto perderanno il lavoro, e i circa 280mila lavoratori di Siemens AG occupati all’estero, il 72% del totale.
L’intesa siglata ieri è in realtà il rinnovo di un primo contratto biennale molto simile sottoscritto nel 2008, che sarebbe scaduto alla fine di settembre. I lavoratori della Siemens hanno pagato quell’accordo a caro prezzo. In piena crisi economica internazionale, due anni fa, la multinazionale era riuscita a strappare ai sindacati l’ok per una riduzione dell’organico di ben 17mila persone - 5250 in Germania - all’interno di un programma di risparmi miliardario. Il contratto fu sottoscritto come contropartita per i tagli. E non è tutto. Nella traversata della crisi e fino allo scorso luglio Siemens ha ridotto l’orario di lavoro di migliaia di dipendenti - fino a 19mila contemporaneamente. L’accordo di ieri è probabilmente in parte anche un riconoscimento per i sacrifici compiuti negli ultimi anni.
Il nuovo contratto non prevede una data di scadenza, è a tempo indeterminato. Ma ci sono due punti deboli: un primo periodo di prova di tre anni, scaduti i quali, a settembre del 2013, la multinazionale può decidere di recedere, e la consapevolezza che il consenso dei sindacati non significhi la fine dei licenziamenti, come racconta il caso del 2008. Il sistema tedesco della cogestione - che coinvolge i rappresentanti dei lavoratori nelle politiche industriali come parte dei consigli di vigilanza - ha sviluppato un certo “senso di responsabilità” nei sindacati, che in passato è costato diversi posti di lavoro. Certo, in Germania non c’è solo la cogestione: dietro al mondo dell’impresa resiste uno stato sociale che, nonostante i tagli dell’ultimo decennio, è ancora solido. Senza dimenticare che in media un operaio tedesco guadagna tra i tremila e i cinquemila euro lordi al mese.
L’accordo di ieri per l’ad del gruppo Peter Löscher è la dimostrazione che per Siemens la Germania è il punto centrale della politica industriale: «Siemens è un datore di lavoro responsabile, per cui ogni dipendente è importante». Mentre per il capo dell’IG-Metall Berthold Huber l’intesa è un passo fondamentale per lo sviluppo futuro dell’azienda - che ha più di 400mila dipendenti in 190 paesi e nel 2009 ha chiuso con un fatturato di 76,65 miliardi di euro. «Il nuovo accordo offre ai lavoratori della Siemens sicurezza e protezione», ha aggiunto Huber.
(m.al.)
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