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Diliberto - Epifani: "I lavoratori non restino soli"
di Stefano Galieni (Liberazione del 23-09-2010)
Nonostante il tempo inclemente, l’appuntamento della serata di martedì alla prima Festa nazionale della Federazione della Sinistra non è andato disatteso. Con Pietro Spataro, vicedirettore dell’Unità si sono confrontati, sotto uno spazio coperto che faceva fatica a contenere i quasi 200 rimasti ad ascoltare, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e Oliviero Diliberto, segretario del Pdci e rappresentante della Federazione. Le parole che più hanno risuonato del dibattito sono state: dignità e sinistra, nella loro nettezza, modernità, riformismo, sinistra, governo, nella loro problematicità. Titolo dell’incontro “La classe operaia: ritorno al futuro. Diliberto ha intanto segnalato l’elemento di rottura fra le condizioni della sua generazione e le successive. «Io ho avuto il privilegio di vivere in un contesto di allargamento delle conquiste – ha segnalato – con un welfare funzionante, un lavoro sicuro, una casa ad equo canone, potendomi aspettare una pensione decente. Tutto questo è cominciato a crollare a partire dalla eliminazione della scala mobile, ma ciò è stato possibile solo grazie allo scioglimento del Pci». Epifani ha posto l’accento non solo sulla frantumazione della sinistra quanto sulla dimensione europea del mondo del lavoro e della produzione. «Questo significa non solo investimenti che si spostano e delocalizzazioni – ha affermato – ma soprattutto la possibilità per paesi come questo dove non si investe in innovazione di far precipitare tutto, dalle politiche fiscali alla precarizzazione, alla compressione dei salari, sulle spalle dei lavoratori dipendenti». Sia Epifani che Diliberto hanno ribadito la necessità che la politica rimetta al centro il mondo del lavoro e i suoi problemi, e ambedue hanno concordato, nelle differenti valutazioni, sul fatto che la nuova direzione del Pd e il suo segretario Bersani, sembrano andare in questo senso. Tanti gli elementi da cui sono emerse valutazioni non dissimili: dall’analisi di una crisi che, quant’anche venisse superata, vedrà l’Italia in forte ritardo nel recupero occupazionale e produttivo, alla necessità di politiche degne di questo nome per il Mezzogiorno, contro il lavoro nero e per maggiori investimenti nella ricerca e nella formazione. Diliberto, facendo l’esempio di una commessa in un supermarket, assunta con contratto a progetto di 1 giorno, ha definito quella che è una controriforma che riporta la vita di chi lavora a due secoli fa e a chi spaccia queste forme di sfruttamento per “riformismo” ha chiesto una igiene del linguaggio perché alla crisi, in competizione con colossi come quello cinese, si può rispondere soltanto producendo cose migliori e diverse. Epifani ha parlato della Fiat come di un vaso di coccio:«Se non conquista i mercati europei e asiatici è destinata a fallire, e se non accetta il confronto con il sindacato anche a partire da Pomigliano, dove si può discutere su flessibilità all’interno del contratto, di assenteismo ma non colpendo chi deve essere garantito se malato». Per il segretario Cgil i licenziamenti di Melfi e Mirafiori, non hanno creato consenso nel Paese ma hanno indebolito la stessa Fiat che se non reintegra i licenziati, rispettando le decisioni della magistratura, perde credibilità. Diliberto ha difeso la richiesta di un salario minimo garantito che non si deve sostituire al lavoro e ha ribattuto sulla necessità di rafforzare gli investimenti nella formazione pubblica (in Italia costituisce lo 0,8 del Pil contro il 5% della Cina), ha parlato di merito e di necessità di formare saperi critici. Epifani è intervenuto rispetto agli omicidi sul lavoro e ha provato ad identificare i diversi fattori che determinano lo stillicidio quotidiano. Spataro ha voluto però anche incalzare gli interlocutori sull’attualità politica. Diliberto si è dichiarato convinto che oltre che alle questioni di difesa della democrazia con il Pd si possano definire elementi di accordo in merito al lavoro, alla scuola, al fisco, trovando punti di convergenza e spingere per una torsione positiva, anche se non ci sono oggi le condizioni per far parte del governo. Epifani ha ribadito la necessità di una sinistra che non lasci da soli i lavoratori e a precisa domanda ha dichiarato di considerare sbagliata la posizione assunta da Veltroni e le divisioni in seno al Pd. «Siamo l’unico paese in cui con un governo in crisi- ha affermato non corrisponde una crescita dell’opposizione ed è inopportuno indebolire il fronte proprio quando il governo Berlusconi dimostra di non saper rispondere ai bisogni delle persone».Già nel pomeriggio la “classe operaia” era stata protagonista, evocata e materializzata in un seminario partecipato in cui, partendo dall’attacco ai diritti, il ricatto delle delocalizzazioni, la necessità di una alternativa alle politiche industriali, si sono confrontati diversi punti di vista. Approcci diversi, da quello di Airaudo, della segreteria nazionale della Fiom al sociologo Gariboldo, da Di Siena, presidente dell’ARS a Nicolosi, della segreteria nazionale Cgil, a Viale, intellettuale ambientalista. Roberta Fantozzi, nell’introdurre la discussione ha indicato due elementi: da una parte il disvelamento della totale inconsistenza dei piani industriali della Fiat di Marchionne, dall’altra il fatto che attorno alla manifestazione che si terrà sabato 16 ottobre, indetta dalla Fiom, che sta crescendo giorno per giorno, si stanno intercettando le figure che pagano la crisi, precari, studenti, migranti. In piazza non solo la sinistra diffusa, ma le tante istanze sociali, rappresentate o meno dalla politica, che vogliono riprovare a trovare un terreno comune. Nel seminario sono intervenuti lavoratori Fiat – Pomigliano, Melfi, Mirafiori - e si è passati con facilità a discutere dalle condizioni materiali di lavoro all’attacco materiale che Federmeccanica e Fiat stanno portando alla costituzione, dalla necessità di ritrovare rappresentanza politica delle istanze di chi lavora alla necessità di immaginare un nuovo modello di sviluppo in cui ad esempio la produzione automobilistica, non debba continuare ad essere il perno centrale. Una richiesta ha attraversato numerosi interventi, quella dello sciopero generale contro le politiche di governo e Confindustria. Nicola Nicolosi ha definito quello che è un percorso il cui sbocco dovrebbe essere quello della mobilitazione tanto auspicata, un percorso che deve riuscire a ricompattare tutti i soggetti che stanno subendo gli effetti di politiche dissennate e per cui si vorrebbe il “modello Pomigliano” come condizione generalizzata.

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