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Crisi: ISTAT, oltre 2milioni senza lavoro, è record
La disoccupazione in Italia continua a crescere, raggiungendo l'8,5% nel secondo trimestre del 2010, si tratta del livello più alto dal 2003. Il numero di persone in cerca di lavoro sale così a 2,136 milioni, mentre il tasso di disoccupazione giovanile schizza al 27,9%. E' quanto riferito questa mattina dall'ISTAT, nel suo rapporto occupati e disoccupati nei mesi di aprile, maggio, giugno 2010.

Disoccupazione a livelli record, a conferma delle parole del Segretario Generale CGIL, Guglielmo Epifani, pronunciate qualche giorno fa in occasione del centenario della nascita di Vittorio Foa “c'è un allarme occupazione, altro che tutto finito”. Il numero degli occupati (in termini destagionalizzati), infatti risulta pari a 22.915.000 unità, segnalando rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente una riduzione pari allo 0,8% (-195.000 unità), a sintesi di una sostenuta riduzione della componente italiana (-366.000 unità) e di una significativa crescita di quella straniera (+171.000 unità).

I disoccupati sono 2,136 milioni e non erano così tanti da quasi dieci anni, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre 2010 (+24.000 unità) e del 13,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello territoriale, l'incremento tendenziale della disoccupazione si concentra soprattutto nel Nord tra gli ex-occupati, con una diminuzione dell'occupazione pari a 114mila unità; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Al Sud si registrano -88mila unità lavorative.

Altro dato drammatico, diffuso dall'Istituto Nazionale di Statistica, è il tasso della disoccupazione giovanile, che si attesta al 27,9%, il livello più alto mai raggiunto dal secondo trimestre del 1999. In pratica uno su tre è senza lavoro.

“I dati più gravi degli ultimi dieci anni per la disoccupazione, l’occupazione giovanile, il Mezzogiorno e per il fenomeno dell’inattività” così ha commentato le rilevazioni ISTAT, Fulvio Fammoni, Segretario Confederale CGIL, aggiungendo “si conferma il dato gravissimo dell’occupazione, cha arriva a colpire prevalentemente il lavoro a tempo indeterminato, e al quale va aggiunto il vasto bacino della cassa integrazione e del lavoro nero”.
Il rapporto trimestrale, continua Fammoni, “offre anche qualche elemento di lettura qualitativa in più: l’ISTAT evidenzia che dopo la prevalente espulsione di lavoro temporaneo adesso i più colpiti sono i lavoratori a tempo indeterminato, che l’occupazione di lavoratori migranti è soprattutto sanatoria di lavoro esistente e che l’occupazione a tempo parziale ha caratteristiche prevalenti di non volontarietà da parte delle persone”.

“Tutto quello che si sta facendo - ha concluso Fammoni - è deprimere lo sviluppo, aumentare i disoccupati, a partire dalla pubblica amministrazione, non dare certezza per le tutele, cancellare i diritti con il collegato lavoro, ovvero l’opposto di quelle che sono le necessità del paese che rivendicheremo nell’ambito della manifestazione europea del 29 settembre”.
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