Prezzo della Crisi del 27-09-2010: 'Scuola, Assemblea nazionale di tutte le componenti '
Di Anna Maria Bruni
Pienone all’ex cinema Volturno domenica mattina per l’assemblea nazionale unitaria di tutte le componenti della scuola, indetta dal presidio di piazza Montecitorio su proposta di Giacomo e Caterina, i due insegnanti precari che da Palermo fino a Roma sono stati in sciopero della fame. Almeno 200 fra insegnanti di ruolo e precari, studenti e Ata e rappresentati dei comitati di genitori. Una folta quanto significativa rappresentanza di tutto il territorio, in senso geografico e sociale, le cui componenti si sono sedute al tavolo della presidenza. Per le elementari Bruna Sferra, della Principe di Piemonte a Roma, per il coordinamento genitori delle secondarie Claudio Stamegna, Massimo per il coordinamento precari della scuola, Flavio del Liceo Socrate per gli studenti, e poi ancora Donatella di Roma, per gli Ata. Tre le linee portanti della discussione: unificare le lotte nel segno della difesa del lavoro e dei diritti, difesa della piattaforma ufficializzata già con la mobilita
zione del 15 luglio, attivazione e moltiplicazione delle iniziative territoriali, oltre la manifestazione nazionale degli studenti del prossimo 8 ottobre e l’adesione alla manifestazione indetta dalla Fiom per il 16.
Che Pomigliano abbia segnato uno “spartiacque”, come dice Massimo del Cps di Roma, sul piano del lavoro e dei diritti, sembra senso comune in questa assemblea, perché ha contribuito a fare ancor più chiarezza su limiti civili e sociali invalicabili. E se c’è chi sembra già essersi arreso alla politica dei tagli e si autolimita chiedendo al governo almeno la responsabilità di una ricollocazione immediata, quel po’ di evidente scoraggiamento viene subito scalzato da tutti gli interventi successivi, che chiariscono senza mezzi termini quanto di lavoro e di diritti non è e non sarà negoziabile per la difesa della scuola pubblica. Altrettanto vale per i timori, benché giustificati, di conseguenze legali, che ormai sono una prassi nella risposta della burocrazia autoritaria, ultime le 25 denunce seguite al presidio sullo stretto.
Un buon modo per far pagare doppiamente gli scioperi affamando ancora di più la gente, nel tentativo di scoraggiarla definitivamente. Ma anche qui la reazione è ferma, non può certo essere questa la bussola per definire le iniziative, ma semmai una sfida a pensare iniziative ancor più sorprendenti. Del resto “a Napoli c’è una situazione di repressione assoluta”, dice Rosaria, del coordinamento precari di Benevento, noi, dice “abbiamo problemi quotidiani con le forze dell’ordine”. E Napoli è una situazione di punta, una “polveriera”, dice Rosaria, “abbiamo Pomigliano, Fincantieri, e ora di nuovo la monnezza”. Ma dopo Messina, che ha ridato davvero una speranza ai precari, dice ancora Rosaria, dovremmo andare a manifestare a Brescia, per mettere in luce per dove passa la privatizzazione delle scuole. “Noi comunque - conclude – oltre all’adesione all’8 e al 16, siamo già in contatto con i delegati di Castellammare, per organizzare insieme le prossime iniziative territoriali”.
E lo stesso vale per i Cps pugliesi, sottolinea Maria Rita, che il 6 e 7 ottobre saranno in presidio sotto il tribunale di Melfi a sostegno dei lavoratori Fiat, in accordo con la Fiom locale. Puntano all’unità dei lavoratori, dicono, che viene prima di quella dei sindacati. E’ la ricomposizione del fronte di classe, dice Loto, un maestro di sostegno delle elementari di Anguillara, “perché i lavoratori in cig e precari sono miei naturali alleati, e i sindacati o sono al nostro servizio o sono complici. Non c’è via di mezzo”. Mentre l’autoorganizzazione comincia a strutturarsi, serpeggia sempre più insistente l’idea di revocare le deleghe, “se non viene rispettata l’agenda dettata dai lavoratori”. “Il prossimo incontro unitario, sarà la verifica dell’adesione alla nostra piattaforma” dice Romolo dei Cps di Latina come ultima chance, mentre proprio Giacomo, il promotore dello sciopero della fame da Palermo, ricorda che dopo il più grande sciopero che la scuola abbia fatto, qu
ello del 30 ottobre 2008, Cisl e Uil hanno firmato l’accordo separato sulla riforma dei contratti. In questa sede non c’è più alcun dubbio che l’unità deve essere dei lavoratori, ed è su quella che i sindacati si dovranno confrontare. Anche dalla terra leghista per antonomasia, il Veneto, quella della piena occupazione, 30 suicidi di lavoratori in proprio, la chiamata è questa. “I docenti precari si stanno parlando con i lavoratori in Cig e mobilità - dice Francesco Casale del Cip nazionale – ed è con loro che sono già partite iniziative unitarie”.
Ma oltre alle iniziative unitarie e alle manifestazioni nazionali dell’ 8 e del 16, “l’unità deve essere costruita giorno per giorno”, organizzando “comitati misti per la piena occupazione, salario e contratto”, dice Giuseppe del coordinamento lavoratori della scuola di Milano. Al quale si aggiunge Donatella, precaria Ata, che ricorda la prossima assemblea del comitato nazionale antirazzista il 3 ottobre al Teatro Don Orione a Roma, contro la segregazione degli stranieri, perché la scuola “pubblica vuol dire scuola di tutti”, e anche questo deve diventare un principio inderogabile di solidarietà umana, oltre le questioni economiche e sociali. E ancora gli studenti, Federica del liceo Labriola, e Matteo, di Resistenza universitaria della Sapienza di Roma, che si scagliano contro la privatizzazione del diritto allo studio e chiedono con forza l’adesione alla manifestazione dell’8, per “unire le lotte e generalizzare il conflitto” perché, dice Matteo, “non ci regalerà niente nes
suno”.
La miccia è stata accesa, e aprirà le danze il prossimo lunedì 4 ottobre la “Principe di Piemonte” con un presidio sotto il Ministero, per chiedere l’organico per il tempo pieno, per il sostegno e il personale Ata mancante. “Una delegazione chiederà di essere ricevuta – precisa Bruna Sferra – e vedremo che cosa avranno da dirci”. Semplice, essenziale, ma soprattutto, senza tregua.
Per info sui prossimi appuntamenti www.retescuole.net
Pienone all’ex cinema Volturno domenica mattina per l’assemblea nazionale unitaria di tutte le componenti della scuola, indetta dal presidio di piazza Montecitorio su proposta di Giacomo e Caterina, i due insegnanti precari che da Palermo fino a Roma sono stati in sciopero della fame. Almeno 200 fra insegnanti di ruolo e precari, studenti e Ata e rappresentati dei comitati di genitori. Una folta quanto significativa rappresentanza di tutto il territorio, in senso geografico e sociale, le cui componenti si sono sedute al tavolo della presidenza. Per le elementari Bruna Sferra, della Principe di Piemonte a Roma, per il coordinamento genitori delle secondarie Claudio Stamegna, Massimo per il coordinamento precari della scuola, Flavio del Liceo Socrate per gli studenti, e poi ancora Donatella di Roma, per gli Ata. Tre le linee portanti della discussione: unificare le lotte nel segno della difesa del lavoro e dei diritti, difesa della piattaforma ufficializzata già con la mobilita
zione del 15 luglio, attivazione e moltiplicazione delle iniziative territoriali, oltre la manifestazione nazionale degli studenti del prossimo 8 ottobre e l’adesione alla manifestazione indetta dalla Fiom per il 16.
Che Pomigliano abbia segnato uno “spartiacque”, come dice Massimo del Cps di Roma, sul piano del lavoro e dei diritti, sembra senso comune in questa assemblea, perché ha contribuito a fare ancor più chiarezza su limiti civili e sociali invalicabili. E se c’è chi sembra già essersi arreso alla politica dei tagli e si autolimita chiedendo al governo almeno la responsabilità di una ricollocazione immediata, quel po’ di evidente scoraggiamento viene subito scalzato da tutti gli interventi successivi, che chiariscono senza mezzi termini quanto di lavoro e di diritti non è e non sarà negoziabile per la difesa della scuola pubblica. Altrettanto vale per i timori, benché giustificati, di conseguenze legali, che ormai sono una prassi nella risposta della burocrazia autoritaria, ultime le 25 denunce seguite al presidio sullo stretto.
Un buon modo per far pagare doppiamente gli scioperi affamando ancora di più la gente, nel tentativo di scoraggiarla definitivamente. Ma anche qui la reazione è ferma, non può certo essere questa la bussola per definire le iniziative, ma semmai una sfida a pensare iniziative ancor più sorprendenti. Del resto “a Napoli c’è una situazione di repressione assoluta”, dice Rosaria, del coordinamento precari di Benevento, noi, dice “abbiamo problemi quotidiani con le forze dell’ordine”. E Napoli è una situazione di punta, una “polveriera”, dice Rosaria, “abbiamo Pomigliano, Fincantieri, e ora di nuovo la monnezza”. Ma dopo Messina, che ha ridato davvero una speranza ai precari, dice ancora Rosaria, dovremmo andare a manifestare a Brescia, per mettere in luce per dove passa la privatizzazione delle scuole. “Noi comunque - conclude – oltre all’adesione all’8 e al 16, siamo già in contatto con i delegati di Castellammare, per organizzare insieme le prossime iniziative territoriali”.
E lo stesso vale per i Cps pugliesi, sottolinea Maria Rita, che il 6 e 7 ottobre saranno in presidio sotto il tribunale di Melfi a sostegno dei lavoratori Fiat, in accordo con la Fiom locale. Puntano all’unità dei lavoratori, dicono, che viene prima di quella dei sindacati. E’ la ricomposizione del fronte di classe, dice Loto, un maestro di sostegno delle elementari di Anguillara, “perché i lavoratori in cig e precari sono miei naturali alleati, e i sindacati o sono al nostro servizio o sono complici. Non c’è via di mezzo”. Mentre l’autoorganizzazione comincia a strutturarsi, serpeggia sempre più insistente l’idea di revocare le deleghe, “se non viene rispettata l’agenda dettata dai lavoratori”. “Il prossimo incontro unitario, sarà la verifica dell’adesione alla nostra piattaforma” dice Romolo dei Cps di Latina come ultima chance, mentre proprio Giacomo, il promotore dello sciopero della fame da Palermo, ricorda che dopo il più grande sciopero che la scuola abbia fatto, qu
ello del 30 ottobre 2008, Cisl e Uil hanno firmato l’accordo separato sulla riforma dei contratti. In questa sede non c’è più alcun dubbio che l’unità deve essere dei lavoratori, ed è su quella che i sindacati si dovranno confrontare. Anche dalla terra leghista per antonomasia, il Veneto, quella della piena occupazione, 30 suicidi di lavoratori in proprio, la chiamata è questa. “I docenti precari si stanno parlando con i lavoratori in Cig e mobilità - dice Francesco Casale del Cip nazionale – ed è con loro che sono già partite iniziative unitarie”.
Ma oltre alle iniziative unitarie e alle manifestazioni nazionali dell’ 8 e del 16, “l’unità deve essere costruita giorno per giorno”, organizzando “comitati misti per la piena occupazione, salario e contratto”, dice Giuseppe del coordinamento lavoratori della scuola di Milano. Al quale si aggiunge Donatella, precaria Ata, che ricorda la prossima assemblea del comitato nazionale antirazzista il 3 ottobre al Teatro Don Orione a Roma, contro la segregazione degli stranieri, perché la scuola “pubblica vuol dire scuola di tutti”, e anche questo deve diventare un principio inderogabile di solidarietà umana, oltre le questioni economiche e sociali. E ancora gli studenti, Federica del liceo Labriola, e Matteo, di Resistenza universitaria della Sapienza di Roma, che si scagliano contro la privatizzazione del diritto allo studio e chiedono con forza l’adesione alla manifestazione dell’8, per “unire le lotte e generalizzare il conflitto” perché, dice Matteo, “non ci regalerà niente nes
suno”.
La miccia è stata accesa, e aprirà le danze il prossimo lunedì 4 ottobre la “Principe di Piemonte” con un presidio sotto il Ministero, per chiedere l’organico per il tempo pieno, per il sostegno e il personale Ata mancante. “Una delegazione chiederà di essere ricevuta – precisa Bruna Sferra – e vedremo che cosa avranno da dirci”. Semplice, essenziale, ma soprattutto, senza tregua.
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