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Prezzo della Crisi del 29-09-2010: 'Occupazione, ma la Cgil cosa vuol fare realmente? '
di Fabio Sebastiani
In Europa ci sono più di venti milioni di disoccupati. In Italia stiamo andando allegramente incontro ad un tasso di disoccupazione che, stando a quanto suggerisce Bankitalia, veleggia ormai verso il 20% (16% a giugno) mettendo dentro anche quelli che vengono colpiti dalla cassa integrazione. Oggi lo stesso Fulvio Fammoni, della segreteria nazionale della Cgil è tornato a sottolineare l’importanza del tema. Fammoni ha detto: «L'occupazione delle grandi imprese è un piano sempre più inclinato di cui ancora non si vede il fondo. Il pericoloso calo continua in tutti i settori nell'industria, prosegue da anni, e descrive ormai una contrazione della base produttiva oltre a quella occupazionale». Bene. Ci saremmo aspettati una indicazione più precisa sulle responsabilità delle imprese, ma capiamo che dopo l’inciucio di Genova gli imprenditori italiani sono tornati “lindi e pinti”, più di quanto lo stesso segretario generale uscente Guglielmo Epifani sia riuscito a rappresentarli nel corso dei suoi due mandati ai vertici della Cgil.
Gli imprenditori italiani non sono responsabili di nulla. Tutta la colpa è del Governo. E’ una dignosi quanto meno irrealistica. Chi si occupa di queste vicende sa bene come la realtà delle cose ha un tutt’altro spessore. Le piccole e medie imprese italiane hanno approfittato della crisi per abbassare il costo del lavoro. Ecco tutto. Ma il punto non è questo. Il punto è che cosa ha intenzione di fare il sindacato, la Cgil in particolare.
Si parla tanto in questi giorni del “seminario di Todi” sulla contrattazione. Si è trattato di un incontro tra tutti i segretari generali della categorie e delle strutture territoriali per “fare il punto” sulla difficile posizione in cui si trova la Cgil dopo la firma dell’accordo separato del 2009. Il gruppo dirigente di Corso d’Italia vuole rientrare nei giochi. E per questo a Todi ha chiesto una sorta di mandato in bianco. La traccia della riflessione, e qui veniamo al punto, contiene per il momento solo vaghi accenni alla questione salariale, mentre di occupazione non si parla affatto. Cioè, si fa riferimento al “piano per il lavoro” lanciato da Guglielmo Epifani a Rimini, peraltro indirizzato al Governo.
Insomma, si sta ricreando la stessa situazione del 1993 quando la Cgil firmò un patto concertativo sui salari lasciando in bianco la parte sull’occupazione. Quel patto portò dritto dritto allo sfacelo della precarietà che oggi ingabbia più di cinque milioni di lavoratori “atipici”. Si lasciò carta bianca in mano ai cosiddetti imprenditori italiani, ben felici di rosicchiare altri punti percentuali al costo del lavoro attraverso i licenziamenti.
E’ ben strana questa posizione della Cgil, visto che tutte le analisi sulla crisi focalizzano proprio nella disoccupazione il male peggiore con il quale saremo costretti a fare i conti nei prossimi anni. E’ vero che sull’occupazione non c’è alcuna formula salvifica, ma è pur vero che se si conferma la linea attuale, ovvero di trasferire a livello aziendale questioni come l’orario di lavoro, vero e proprio cuore della creazione dei posti di lavoro, sarà una battaglia persa in partenza.

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