Prezzo della Crisi del 24-01-2011: 'Il caporalato diventi reato, una proposta di legge'
La Cgil lancia una campagna contro il reclutamento di lavoratori edili e bracciantili, costretti ad operare in condizioni di schiavitù. Ora c’è solo una lieve multa per chi li assolda illegalmente
di Vittorio Bonanni
Una delle piaghe peggiori che affligge il mondo del lavoro in Italia è il caporalato. Cioè il reclutamente da parte di uomini senza scrupoli, chiamati appunto “caporali”, di gente disoccupata disposta a lavorare nelle campagne - prevalentemente nella raccolta di olive, pomodori, mele o altri prodotti stagionali - o nei cantieri edili, per due soldi. Un fenomeno antico, documentato ampiamente dalla letteratura e dal cinema. Ma che da almeno vent’anni ha nuovi protagonisti, ovvero gli immigrati, costretti a lavorare in condizioni di vera e propria schiavitù. Ribellarsi per loro significa rischiare la vita, né più né meno. In molti sono addirittura scomparsi, come è successo ad alcuni cittadini polacchi, mai più ritrovati. Tutto questo è accaduto e accade di fronte ad una politica latitante o connivente e ad una difficoltà enorme da parte delle organizzazioni sindacali nel contrastare questo fenomeno. Ora però arriva una proposta di legge contro il caporalato presentata oggi, a Roma, dalle categorie dell’edilizia e dell’agroindustria della Cgil, la Fillea e la Flai, in occasione dell’assemblea nazionale quadri e delegati. Stefania Crogi e Walter Schiavella, rispettivamente segretaria generale Flai Cgil e segretario generale Fillea Cgil, hanno messo l’accento sul grande peso che quelle modalità lavorative fatte di di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e, non a caso, di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali, hanno nell’economia italiana. Per arrivare ai dati l’incidenza dell’economia sommersa sul Pil italiano è del 17% contro una media dei paesi europei più avanzati del 4%. A tutto questo bisogna aggiungere che l’introduzione del reato di clandestinità ha reso le condizioni di lavoro di questi schiavi del XXI secolo ancora più gravi, essendo questi impossibilitati a denunciare la propria condizione a causa appunto del loro status di clandestini. Contro questo inferno la Fillea e la Flai hanno lanciato una campagna dal titolo “Stopcaporalato” il cui obiettivo è inserire il reato di “caporalato”, finora punito in caso di flagranza con una ammenda di soli 50 euro. Meno di un divieto di sosta tanto per intenderci. «Occorre dunque superare un limite evidente del nostro ordinamento penale: per questo ci facciamo promotori - avvertono i sindacati - di una proposta di legge che sottoponiamo all’attenzione e alla discussione tra tutti i soggetti istituzionali, a partire dalle forze politiche e dalle commissioni parlamentari, convinti che sia giunto il momento di scrivere nero su bianco nei nostri Codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente è un reato e come tale va contrastato, accertato, punito». Questa situazione, confrontata con le misure prese a tutela delle badanti, dimostra come il governo agisca solo per tenersi buono il proprio elettorato, che appunto non può fare a meno di donne o uomini che si occupano dei nostri anziani, e dimentica scientemente chi lavora nei campi e nei cantieri per pochi euro al giorno, dorme in condizioni simili a quelle degli animali e se si ribella rischia espulsione, botte e anche la vita. La campagna e insieme la proposta di legge della Cgil rapprestano un’inversione di tendenza doverosa e necessaria anche se certamente non sufficiente e soprattutto tardiva. Jerry Masslo era uno di loro, ucciso barbaramente quasi ventidue anni fa e solo ora arriva una proposta del sindacato contro il caporalato. Meglio tardi che mai è il caso di dire.
di Vittorio Bonanni
Una delle piaghe peggiori che affligge il mondo del lavoro in Italia è il caporalato. Cioè il reclutamente da parte di uomini senza scrupoli, chiamati appunto “caporali”, di gente disoccupata disposta a lavorare nelle campagne - prevalentemente nella raccolta di olive, pomodori, mele o altri prodotti stagionali - o nei cantieri edili, per due soldi. Un fenomeno antico, documentato ampiamente dalla letteratura e dal cinema. Ma che da almeno vent’anni ha nuovi protagonisti, ovvero gli immigrati, costretti a lavorare in condizioni di vera e propria schiavitù. Ribellarsi per loro significa rischiare la vita, né più né meno. In molti sono addirittura scomparsi, come è successo ad alcuni cittadini polacchi, mai più ritrovati. Tutto questo è accaduto e accade di fronte ad una politica latitante o connivente e ad una difficoltà enorme da parte delle organizzazioni sindacali nel contrastare questo fenomeno. Ora però arriva una proposta di legge contro il caporalato presentata oggi, a Roma, dalle categorie dell’edilizia e dell’agroindustria della Cgil, la Fillea e la Flai, in occasione dell’assemblea nazionale quadri e delegati. Stefania Crogi e Walter Schiavella, rispettivamente segretaria generale Flai Cgil e segretario generale Fillea Cgil, hanno messo l’accento sul grande peso che quelle modalità lavorative fatte di di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e, non a caso, di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali, hanno nell’economia italiana. Per arrivare ai dati l’incidenza dell’economia sommersa sul Pil italiano è del 17% contro una media dei paesi europei più avanzati del 4%. A tutto questo bisogna aggiungere che l’introduzione del reato di clandestinità ha reso le condizioni di lavoro di questi schiavi del XXI secolo ancora più gravi, essendo questi impossibilitati a denunciare la propria condizione a causa appunto del loro status di clandestini. Contro questo inferno la Fillea e la Flai hanno lanciato una campagna dal titolo “Stopcaporalato” il cui obiettivo è inserire il reato di “caporalato”, finora punito in caso di flagranza con una ammenda di soli 50 euro. Meno di un divieto di sosta tanto per intenderci. «Occorre dunque superare un limite evidente del nostro ordinamento penale: per questo ci facciamo promotori - avvertono i sindacati - di una proposta di legge che sottoponiamo all’attenzione e alla discussione tra tutti i soggetti istituzionali, a partire dalle forze politiche e dalle commissioni parlamentari, convinti che sia giunto il momento di scrivere nero su bianco nei nostri Codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente è un reato e come tale va contrastato, accertato, punito». Questa situazione, confrontata con le misure prese a tutela delle badanti, dimostra come il governo agisca solo per tenersi buono il proprio elettorato, che appunto non può fare a meno di donne o uomini che si occupano dei nostri anziani, e dimentica scientemente chi lavora nei campi e nei cantieri per pochi euro al giorno, dorme in condizioni simili a quelle degli animali e se si ribella rischia espulsione, botte e anche la vita. La campagna e insieme la proposta di legge della Cgil rapprestano un’inversione di tendenza doverosa e necessaria anche se certamente non sufficiente e soprattutto tardiva. Jerry Masslo era uno di loro, ucciso barbaramente quasi ventidue anni fa e solo ora arriva una proposta del sindacato contro il caporalato. Meglio tardi che mai è il caso di dire.
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