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Prezzo della Crisi del 12-02-2011: 'Fiat, una passerella indegna'
di Fabio Sebastiani
Venti miliardi di investimenti, tutti rigorosamente sulla carta e divisi tra Fiat e Fiat industrial, e 2014 come termine ultimo per decidere se andarsene da Torino o meno. Sergio Marchionne torna a Detroit con il carniere pieno di prede: l’ok ufficiale del Governo alla libertà di manovra, e il rilancio di immagine dopo la brutta figura rimediata a Mirafiori con il referendum.
Niente sul piano industriale e niente sulle regole, anticostituzionali, scritte in Fabbrica Italia, sia nella versione Pomigliano che nella versione Mirafiori. Anzi, se si dà una occhiata un po’ smaliziata alle dichiarazioni dei vari ministri, dirigenti e sindacalisti, si capisce che ora l’obiettivo è estendere il “protocollo” anche agli altri siti produttivi: Melfi, Pratola Serra, Atessa, Cassino. Questo vuol dire che a pagare le cosiddette strategie della Fiat saranno i lavoratori in carne ed ossa: ritmi di lavoro e diritti. Perfino la Cgil, che non può certo essere tacciata di eresia comunista, parla di «passarella». Come darle torto?
La Fiat ha portato al Governo, in quello che non può nemmeno essere considerato un “tavolo”, i soliti numeri. Tanto per citarne alcuni, quelli che mettono in evidenza l’assoluta gratuità delle previsioni della Fiat: per quel che riguarda L’Europa, l’obiettivo del piano del gruppo Fiat è di incrementare del 64% le vendite nel vecchio Continente arrivando a 2,1 milioni unità dove oltre il 50% sarà relativo al marchio Fiat per il quale il Lingotto si attende un aumento a circa 1.100.000 unità delle vendite ai clienti finali, il 20% in più rispetto al 2009. A questi “numeri in libertà” c’è solo da aggiungere che la Fiat è stata appena spodestata dal primato sul mercato brasiliano proprio dalla Volkswagen. Questo dato ci parla del fatto che anche in mercati cosiddetti di massa, in cui a far vendere sono le “utilitarie”, ovvero il segmento C, stanno mutando la loro pelle e si indirizzano sempre di più verso scelte “di qualità”. Cosa intende fare la Fiat visto che non ha investito il becco di un quattrino proprio per migliorare la qualità dei modelli e, non parliamone, di inventarne di nuovi?
«La solita fuffa: la Fiat scarica tutto sui lavoratori e così nasconde i suoi veri disegni», dice Giorgio Cremaschi. «Penosi nell’acquiescenza» sia l’esecutivo che gli enti locali. «Così la Fiat sarà sempre più americana», conclude.

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