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Prezzo della Crisi del 26-02-2011: 'Autoconvocati, se non ora quando?'
di Fabio Sebastiani
“Uno sciopero vero che fermi il paese”. Non ci si aspettava tanta partecipazione all’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici autoconvocati che si è svolta oggi a Roma. Più di trecento persone, un po’ dai quattro angoli del Bel Paese, che raccontano della voglia di mobilitarsi ma, soprattutto, della volontà di farlo nella chiarezza degli obiettivi. E quindi più che “sciopero generale”, che ormai in bocca alla Cgil sta diventando sinonimo di “grande iniziativa” e basta, è meglio parlare di “sciopero generalizzato”.
Presenti delegati e delegate di sigle sia dei sindacati di base, praticamente tutti, che di alcune categorie della Cgil (metalmeccanici, chimici, commercio, pubblico impiego, scuola), l’assemblea ha rilanciato con chiarezza l’idea di una mobilitazione permanente. Un messaggio preciso all’indirizzo delle “burocrazie sindacali” che la protesta è un’arma in mano ai lavoratori; al Governo che il suo tempo è ormai finito; e alla Confindustria che la crisi i lavoratori non intendono pagarla. Ma quello che la terza assemblea degli autoconvocati ha posto con maggiore chiarezza è stata l’urgenza di unificare le lotte. Del resto, la disarticolazione non può dar luogo ad alcuna proposta alternativa, alcuna piattaforma che sia in grado di dare una prospettiva alle tante lotte di resistenza che si vanno articolando da un anno e mezzo a questa parte in Italia. Sul palco hanno preso la parola i delegati di Mirafiori, della Maflow, della Manuli, ed anche i precari della Scuola, gli operatori della Sanità, e i “precari” delle cooperative sociali appesi, con un contratto a tempo indeterminato, alla scure dei tagli al welfare.
E' giunto fino a questo punto, quindi, il percorso aperto più di un anno fa da diversi lavoratori in completa solitudinen di fronte al tergiversare del sindacato. Un percorso che si richiama a quello glorioso della battaglia contro i tagli alle pensioni della prima metà degli anni 80. Oggi non sono più quei tempi. Oggi non ci sono più nemmeno quei sindacati concertativi che fecero così tanti danni al movimento dei lavoratori. Oggi i lavoratori sono "in libera uscita". E l'assemblea di oggi dimostra che è possibile far nascere se non un linguaggio nuovo almeno un piccolo nucleo di forze unite e che puntano nella stessa direzione. Il dato più importante è che all'assemblea di Roma si sono visti tanti giovani. E questo scalda il cuore. Giovani liberi da qualsiasi "ordine interno" che sanno confrontarsi con tutti i limiti di un modello di sindacato che sta per finire. L'ideale sarebbe far nascere qualcosa di nuovo da qualcosa di vecchio. Ma manca per il momento un soggetto in grado di operare la trasformazione. Forse da queste energie nuove possono nascere dei piccoli punti di riferimento, come è stato a Pomigliano, che vanno fatti crescere e non fermati in nome di una ortodossia a cui non crede più nessuno.

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