Prezzo della Crisi del 07-02-2011: 'Verde pubblico, lavoro a chi viola le regole'
La Confederazione italiana agricoltori denuncia l’affidamento, anche da parte degli enti locali, del lavoro di manutenzione a ditte senza scrupoli che utilizzano lavoratori al nero
di Vittorio Bonanni
La cancellazione dei diritti di chi lavora, con tanto di evasione contributiva e fiscale, è ormai una prassi sempre più consolidata nel nostro disgraziato Paese e ormai si annida in ogni contesto, in ogni dove. Oggi è toccato alla Confederazione italiana agricoltori, che ha riunito il Gie (Gruppo di interesse economico), denunciare uno stato di cose insopportabile appunto per chi lavora e anche per gli imprenditori onesti. La manutenzione del verde pubblico e privato è sempre più affidato a ditte che possono essere considerate assolutamente abusive e che impiegano lavoratori costretti ad operare al nero, appunto senza alcun diritto, e spesso senza alcuna professionalità a differenza di chi invece le regole le rispetta. Chi invece ancora crede in un approccio virtuoso al lavoro è costretto a subire, con la complicità delle istituzioni locali, una concorrenza sleale. Una situazione difficile dove il rispetto delle regole è un semplice optional. “A farne le spese sono soprattutto le aziende florovivaistiche professionali che rispettano le leggi, pagano le tasse e garantiscono una manodopera regolare e preparata” si legge in un comunicato della Cia. Dietro chi impiega lavoratori al nero si annidano personaggi senza scrupoli, che si spacciano per florovivaisti e che sono disposti ad importare merce scandente. Senza contare l’esistenza di ditte fornitrici di materiale che vendono direttamente agli enti locali gettando le premesse per il fallimento delle aziende regolari. I prezzi più bassi proposti determinano così l’esistenza di un mercato squilibrato e disonesto. L’appello che la Confederazione rivolge dunque a comuni, regioni e province, è quello di invertire questa tendenza, vigilare ed isolare chi determina anche in questo settore uno scenario intollerabile. E’ opportuno ricordare che le aziende in regola sono oltre 20mila, occupano 100mila lavoratori, hanno una produzione annua che supera i 3 miliardi di euro. Un settore importante dunque, secondo in Europa solo a quello dell’Olanda. Quello che colpisce è appunto la complicità di chi, per definizione, dovrebbe essere ligio alle regole, e cioè lo Stato e le sue articolazioni locali. Ma esigere questo è pura illusione. Del resto chi non ricorda l’uso di manodopera al nero, con tanto di incidenti gravi, nei cantieri del Giubileo? Anche in quelli comunali durante l’era del centrosinistra rutelliano?
di Vittorio Bonanni
La cancellazione dei diritti di chi lavora, con tanto di evasione contributiva e fiscale, è ormai una prassi sempre più consolidata nel nostro disgraziato Paese e ormai si annida in ogni contesto, in ogni dove. Oggi è toccato alla Confederazione italiana agricoltori, che ha riunito il Gie (Gruppo di interesse economico), denunciare uno stato di cose insopportabile appunto per chi lavora e anche per gli imprenditori onesti. La manutenzione del verde pubblico e privato è sempre più affidato a ditte che possono essere considerate assolutamente abusive e che impiegano lavoratori costretti ad operare al nero, appunto senza alcun diritto, e spesso senza alcuna professionalità a differenza di chi invece le regole le rispetta. Chi invece ancora crede in un approccio virtuoso al lavoro è costretto a subire, con la complicità delle istituzioni locali, una concorrenza sleale. Una situazione difficile dove il rispetto delle regole è un semplice optional. “A farne le spese sono soprattutto le aziende florovivaistiche professionali che rispettano le leggi, pagano le tasse e garantiscono una manodopera regolare e preparata” si legge in un comunicato della Cia. Dietro chi impiega lavoratori al nero si annidano personaggi senza scrupoli, che si spacciano per florovivaisti e che sono disposti ad importare merce scandente. Senza contare l’esistenza di ditte fornitrici di materiale che vendono direttamente agli enti locali gettando le premesse per il fallimento delle aziende regolari. I prezzi più bassi proposti determinano così l’esistenza di un mercato squilibrato e disonesto. L’appello che la Confederazione rivolge dunque a comuni, regioni e province, è quello di invertire questa tendenza, vigilare ed isolare chi determina anche in questo settore uno scenario intollerabile. E’ opportuno ricordare che le aziende in regola sono oltre 20mila, occupano 100mila lavoratori, hanno una produzione annua che supera i 3 miliardi di euro. Un settore importante dunque, secondo in Europa solo a quello dell’Olanda. Quello che colpisce è appunto la complicità di chi, per definizione, dovrebbe essere ligio alle regole, e cioè lo Stato e le sue articolazioni locali. Ma esigere questo è pura illusione. Del resto chi non ricorda l’uso di manodopera al nero, con tanto di incidenti gravi, nei cantieri del Giubileo? Anche in quelli comunali durante l’era del centrosinistra rutelliano?
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