Prezzo della Crisi del 01-03-2011: 'Ennesimo accordo separato: e lo sciopero generale?'
di Anna Maria Bruni
Come ha scritto domenica 27 “il Sole 24 ore”: “Proprio nel giorno in cui il leader della Cgil Susanna Camusso dice a Cisl e a Uil fermatevi, perché quella degli accordi separati è una deriva pericolosa e dà ragione a chi vuol portare alla deriva il paese, è stata firmato separatamente” il contratto nazionale per il terziario. I 2 milioni di lavoratori del Commercio si aggiungono così ai pubblici, alla scuola, ai metalmeccanici, nell’essere governati da accordi separati che escludono la Cgil, perché dopo la Confindustria e il governo come datore di lavoro, ora anche Confcommercio firma solo con Cisl e Uil.
La gravità politica dell’accordo separato, che distrugge definitivamente ogni speranza della Cgil di ricostruzione di un quadro sindacale unitario, non è certo superiore alla gravità dei contenuti dell’accordo stesso. Il contratto, per la prima volta, assorbe e assume il Collegato lavoro, comprese le clausole compromissorie e di certificazione (arbitrato e assunzioni). Accoglie totalmente il regime delle deroghe al testo nazionale, peggiora la normativa sul pagamento dei primi tre giorni di malattia, e inoltre rende ancora più autoritario il regime degli orari, mentre riduce il numero dei permessi individuali per riposo a disposizione dei nuovi assunti. Il tutto, per un aumento salariale medio di 86 euro su oltre tre anni di decorrenza.
Come al solito, Cisl e Uil esaltano l’accordo nel nome della modernità, e lo stesso fanno le imprese. La Filcams-Cgil accusa il colpo perché, pur avendo presentato una piattaforma diversa dagli altri sindacati, nel corso delle trattative pensava di aver costruito le condizioni per giungere ad un accordo unitario. Ancora una volta, peraltro “senza un’ora di sciopero”, come era già successo per i chimici o gli elettrici, fra gli ultimi accordi separati. Ma l’accelerazione di Marchionne all’attacco al contratto nazionale e ai diritti individuali, nonché il regime delle deroghe già deciso nell’accordo separato del 2009, hanno pesantemente condizionato la trattativa e alla fine sono stati determinanti sulla sua conclusione. Se a questo si aggiunge il recepimento del contratto del famigerato “Collegato lavoro”, si capisce perfettamente che Cisl, Uil e Confcommercio, in accordo con il governo e con la Confindustria, hanno scelto esplicitamente di mettere la Cgil di fronte ad un bivio: o resa senza condizioni, o accordo separato.
A questo punto la maggioranza dei lavoratori italiani sono soggetti a un regime di accordi separati che esclude la Cgil, e le decine e decine di accordi unitari sinora sottoscritti, rappresentano una parte del mondo del lavoro che si avvia ad essere minoritaria. Anche perché in gran parte riguardano piccole categorie. Di fronte a questo atto che segue, come ha scritto il “Sole 24 ore”, i tentativi della Cgil di ricostruire un dialogo unitario con Cisl, Uil e imprese, è proprio la confederazione di Corso Italia, che si trova nella necessità di prendere decisioni strategiche. Il direttivo della Confederazione ha dato mandato alla segreteria di fissare la data dello sciopero generale. Se la segreteria confederale convocherà lo sciopero in tempi vicini, tenendo conto che il 25 marzo è già programmato lo sciopero dei pubblici e della scuola, è evidente che la rottura con Cisl, Uil e imprese si aggraverà. D’altra parte non decidere lo sciopero ora, nella speranza di tenere aperto un filo di dialogo unitario, potrebbe essere considerata una prova di incertezza e debolezza del gruppo dirigente, di cui Cisl, Uil e governo potrebbero ancora approfittare. E’ in questo quadro di difficoltà che il nuovo gruppo dirigente della Cgil deve prendere decisioni che lo impegneranno per il futuro.
Come ha scritto domenica 27 “il Sole 24 ore”: “Proprio nel giorno in cui il leader della Cgil Susanna Camusso dice a Cisl e a Uil fermatevi, perché quella degli accordi separati è una deriva pericolosa e dà ragione a chi vuol portare alla deriva il paese, è stata firmato separatamente” il contratto nazionale per il terziario. I 2 milioni di lavoratori del Commercio si aggiungono così ai pubblici, alla scuola, ai metalmeccanici, nell’essere governati da accordi separati che escludono la Cgil, perché dopo la Confindustria e il governo come datore di lavoro, ora anche Confcommercio firma solo con Cisl e Uil.
La gravità politica dell’accordo separato, che distrugge definitivamente ogni speranza della Cgil di ricostruzione di un quadro sindacale unitario, non è certo superiore alla gravità dei contenuti dell’accordo stesso. Il contratto, per la prima volta, assorbe e assume il Collegato lavoro, comprese le clausole compromissorie e di certificazione (arbitrato e assunzioni). Accoglie totalmente il regime delle deroghe al testo nazionale, peggiora la normativa sul pagamento dei primi tre giorni di malattia, e inoltre rende ancora più autoritario il regime degli orari, mentre riduce il numero dei permessi individuali per riposo a disposizione dei nuovi assunti. Il tutto, per un aumento salariale medio di 86 euro su oltre tre anni di decorrenza.
Come al solito, Cisl e Uil esaltano l’accordo nel nome della modernità, e lo stesso fanno le imprese. La Filcams-Cgil accusa il colpo perché, pur avendo presentato una piattaforma diversa dagli altri sindacati, nel corso delle trattative pensava di aver costruito le condizioni per giungere ad un accordo unitario. Ancora una volta, peraltro “senza un’ora di sciopero”, come era già successo per i chimici o gli elettrici, fra gli ultimi accordi separati. Ma l’accelerazione di Marchionne all’attacco al contratto nazionale e ai diritti individuali, nonché il regime delle deroghe già deciso nell’accordo separato del 2009, hanno pesantemente condizionato la trattativa e alla fine sono stati determinanti sulla sua conclusione. Se a questo si aggiunge il recepimento del contratto del famigerato “Collegato lavoro”, si capisce perfettamente che Cisl, Uil e Confcommercio, in accordo con il governo e con la Confindustria, hanno scelto esplicitamente di mettere la Cgil di fronte ad un bivio: o resa senza condizioni, o accordo separato.
A questo punto la maggioranza dei lavoratori italiani sono soggetti a un regime di accordi separati che esclude la Cgil, e le decine e decine di accordi unitari sinora sottoscritti, rappresentano una parte del mondo del lavoro che si avvia ad essere minoritaria. Anche perché in gran parte riguardano piccole categorie. Di fronte a questo atto che segue, come ha scritto il “Sole 24 ore”, i tentativi della Cgil di ricostruire un dialogo unitario con Cisl, Uil e imprese, è proprio la confederazione di Corso Italia, che si trova nella necessità di prendere decisioni strategiche. Il direttivo della Confederazione ha dato mandato alla segreteria di fissare la data dello sciopero generale. Se la segreteria confederale convocherà lo sciopero in tempi vicini, tenendo conto che il 25 marzo è già programmato lo sciopero dei pubblici e della scuola, è evidente che la rottura con Cisl, Uil e imprese si aggraverà. D’altra parte non decidere lo sciopero ora, nella speranza di tenere aperto un filo di dialogo unitario, potrebbe essere considerata una prova di incertezza e debolezza del gruppo dirigente, di cui Cisl, Uil e governo potrebbero ancora approfittare. E’ in questo quadro di difficoltà che il nuovo gruppo dirigente della Cgil deve prendere decisioni che lo impegneranno per il futuro.
Leggi tutti i prezzi della crisi...





