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Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
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Prezzo della Crisi del 11-03-2011: 'È “la base” a chiedere un cambiamento'
di Daniele Nalbone
Oltre un milione e 200mila lavoratori oggi hanno incrociato le braccia. In piazza a Roma, insieme a un bel pezzo di questo mondo in sciopero, centinaia di lavoratori che scioperare non possono: precari, precarizzati, ma anche senza casa, sfrattati, migranti, senza reddito. È questa “sommatoria” che compone il sindacato metropolitano, esperimento tutto “di base” che sta girando, da tempo, per le città. “Uniamo le lotte, mettiamoli in crisi” il senso dello sciopero odierno. Ebbene, oggi le lotte si sono unite e qualche crepa nel “sistema crisi” l’hanno prodotta. Una per tutte: nonostante la revoca arrivata nella tarda serata di ieri dello sciopero dei trasporti indetto (e disdetto) da Cgil, Cisl e Uil, ieri la metropolitana di Roma ha dovuto chiudere i battenti. Tra lo sciopero dei sindacati di base e l’astensione dal lavoro di chi non ha accettato la revoca, ieri “la base” ha fermato i trasporti. Ha messo in crisi la mobilità in crisi di Roma così come di Milano. Così hanno sfilato, insieme, i lavoratori del settore dei trasporti, le maestre dei nidi, gli operai della Fiat, i lavoratori socialmente utili, i lavoratori del trasporto aereo. I pubblici con i privati, i cosiddetti garantiti con i precari, i precarizzati e i disoccupati. «Cambiamento» la richiesta della piazza. Cambiamento rispetto alla gestione della crisi. Cambiamento rispetto alla politica economica attuale. Il tutto, mentre a Bruxelles si riuniva l’Eurogruppo per decidere nuovi e pesanti provvedimenti contro “la base”. «Bentornata lotta di classe» diceva il manifesto di convocazione dello sciopero. E oggi, al centro di Roma, la lotta di classe è tornata. E con lei è tornato il conflitto. Arrivati nei pressi del Senato, anziché proseguire alla volta di piazza Navona, il corteo ha deviato verso palazzo Madama. Ad attenderlo, uno sbarramento fatto di blindati. Petardi, uova e vernice rossa sono piovuti oltre la barricata. Le tende da campeggio, simbolo dell’emergenza abitativa in cui versa il paese ma anche della necessità di una “piazza Tahrir” all’italiana, aperte sulla testa dei manifestanti lungo il corteo sono prima volate (e rimaste) sui blindati, quindi sono state aperte al centro di piazza Navona. La sensazione è che il momento di alzare il livello di conflitto sia arrivato. E che questo momento che sia partito dalla base…

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