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Lunedì 21 Maggio 2012 - Ultimo aggiornamento 14:32
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Prezzo della Crisi del 03-03-2011: 'Se non ora quando? Tra due mesi...'
di Fabio Sebastiani
Sarà lunga l’attesa per lo sciopero generale, indetto dalla Cgil per il prossimo venerdì 6 maggio. La segretaria generale della Cgil Susanna Camusso questa volta ha usato i “pieni poteri” per scegliere la data dell’iniziativa. Ha sentito i vari segretari generale, di territorio e di categoria e poi ha optato per quattro ore in una data che è immediatamente prima delle elezioni amministrative. E questo non sembra un ottimo argomento a favore degli echi che la mobilitazione può ricevere nei mass media. Il clima preelettorale farà dimenticare in un baleno le ragioni e la presenza stessa dei in piazza. E poi come la mettiamo con tutto il discorso sulla indipendenza? Questo sciopero finirà per tirarsi dietro molte critiche di “politicità”. Lo sciopero generale è un atto comunque politico, ma che poco ha a che vedere con le elezioni. Adesso vedremo gli slogan, ma dalle prime battute si capisce bene che la Confindustria non è certo candidata ad essere tra gli obiettivi della mobilitazione. Uno sciopero a metà, quindi. E non solo per le quattro ore di astensione dal lavoro.
Quattro ore che potrebbero in molti casi diventare otto. Quasi obbligatorio, per esempio, per quelle situazioni che stanno pensando a un appuntamento unico regionale e per quelle province che scontano una particolare dispersione territoriale. Raddoppio in vista anche per alcune categorie come la scuola e il pubblico impiego. Sulla stessa traiettoria potrebbe mettersi anche il commercio che è appena stato vittima di un accordo separato. La Filcams ha già annunciato uno sciopero di quattro ore e una assemblea nazionale dei delegati a Milano per il 14 marzo. La Fiom, infine, ha già fatto sapere che la giornata sarà piena. «Per una migliore riuscita dello sciopero - ha dichiarato il segretario generale Maurizio Landini - valuteremo l’estensione della protesta, per la categoria dei metalmeccanici, a 8 ore». Lo sciopero, ha aggiunto Landini «è una decisione utile e necessaria, visti anche gli accordi separati nel Pubblico impiego e nel Commercio».

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