Prezzo della Crisi del 28-04-2011: 'Il mondo degli invisibili, non ci sono solo i precari'
di Fabio Sebastiani
Migliaia di lavoratori impegnati negli appalti di pulizia e sorveglianza nelle scuole hanno manifestato questa mattina in alcuni capoluoghi di regione: Roma, L'Aquila, Milano, Napoli, Lecce, Bologna, e tanti altri. Per effetto dei tagli annunciati dal Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini ventiseimila lavoratrici e lavoratori rischiano di perdere il lavoro tra pochissimi mesi, cioè a fine giugno. C'è una direttiva del Miur, la numero 103, che pone un termine al rinnovo degli appalti nelle scuole nella data di fine giugno. L'operazione che sta tentando il ministero ha dell'incredibile: da una parte taglia le ore di un quarto e, dall'altra, affida ai presidi la gestione di un rime di appalti che di fatto favorisce le piccole imprese cooperative, anche di tre sole persone. Senza contare che c'è il rischio concreto che a fare le pulizie nelle scuole venga messo il personale intermedio.
In diverse città sono comparsi cartelli firmati dai lavoratori, che si autodefiniscono socialmente “inutili", con la frase: «Muti di fronte ai vostri furti». «Io ho 52 anni, se mi tolgono il lavoro adesso - racconta un lavoratore - come faccio ad andare in pensione io? Chi mi prende a lavorare? Abbiamo bisogno di lavoro e basta. Che venga la Gelmini a 750 euro di stipendio, con due, tre e figli a vedere se riesce ad arrivare alla fine del mese».
La situazione del settore dele pulizie è paradossale. Le aziende vivono esclusivamente di commesse pubbliche, che in seguito ai tagli di Tremonti, si stanno riducendo sempre di più. C'è il caso delle scuole ma anche quello delle prefetture (caserme e uffici di pubblica sicurezza) e delle aziende locali di trasporto. I tagli sono davvero brutali e in diversi casi un addetto/a arriva a lavorare per una sola ora al giorno. Quelli che riescono ad avere quindici ore a settimana si ritengono tra i più fortunati. Le aziende pur di non perdere l'appalto premono sui lavoratori che in questo modo si trovano a dover concentrare lo stesso lavoro nel minor tempo a disposizione. Il carico di lavoro aumenta, ovviamente. E il lavoratore è ancora dipiù sotto ricatto. A volte le aziende di fronte ai tagli e ai ritardi non pagano nemmeno le buste paga. "Ricevono il saldo mancante, ma solo per ordine del giudice", spiegano i sindacalisti.
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