Prezzo della Crisi del 10-05-2011: 'Cgil, sempre più precari e immigrati tra gli iscritti'
Il principale sindacato italiano rende noti i dati delle iscrizioni, più alte nel 2010 rispetto al 2009. Spicca l’aumento di oltre il 28% dei cosiddetti lavoratori atipici.
di Vittorio Bonanni
E’ ormai un destino segnato. I sindacati sono destinati sempre più a rappresentare coloro che non hanno un lavoro garantito, quei tanti precari insomma che rischiano il licenziamento da un momento all’altro, anche se la differenza con chi sarebbe garantito si fa sempre più labile. Queste considerazioni si evincono dai dati comunicati dallo stesso sindacato presieduto da Susanna Camusso: gli iscritti in generale della più grande organizzazione sindacale italiana restano stabili, arrivando a 5.748.269 unità, con un aumento rispetto al 2009 dello 0,04%. La Fiom perde 800 iscritti ma torna ad essere la terza organizzazione di categoria superando gli edili e alle spalle della Funzione pubblica e commercio che vedono aumentate le tessere. Come dicevamo il dato rilevante riguarda però i lavoratori cosiddetti “atipici” che secondo il Nidil (una sorta di sindacato di categoria Cgil dei precari) hanno fatto uno scatto in avanti di 53.304 unità, con un aumento del 28,5%, mentre tra i lavoratori attivi si registra una flessione sia pure minima, dello 0,03%. Cresce leggermente anche la quota degli aderenti al sindacato dei pensionati che registra un aumento dello 0,08% (2.420 iscritti) così come aumentano le iscrizioni tra i lavoratori immigrati che ormai, solo tra gli attivi, sfiorano le 500 mila unità (482.530). Segno più anche per i settori del commercio, +2,02% con 7.518 tesserati in più per la Filcams, e per il settore bancario e quello dei trasporti. Si flette invece, come dicevamo, dello 0,2% il tesseramento dei metalmeccanici della Fiom a quota 362.667 contro i 363.507 iscritti del 2009. La Funzione pubblica (Fp Cgil) invece si conferma la prima categoria tra i lavoratori attivi con 409.389 iscritti. In crescita anche le tessere “miste-lsu” (27.949 rispetto alle 18.586 dell’anno precedente). Insomma un quadro generale che ben rispecchia l’andamento del mercato del lavoro da un lato e della società più in generale dall’altro. Più precari, più immigrati, più anziani. Un segnale inequivocabile che la Cgil non può non cogliere, fatto certamente anche di stima e di fiducia a fronte però di una politica ancora troppo timida e insufficiente. Speriamo che queste cifre spingano i dirigenti di Corso d’Italia verso un atteggiamento più coraggioso e più consono ad un’epoca fatta di ingiustizie e vessazioni quasi ottocentesche.
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