Prezzo della Crisi del 09-05-2011: 'Una Fiom che si accapiglia, ma discute'
di Fabio Sebastiani
La Fiom discute. E discute tanto. Forse è l’unico sindacato che in questo momento così difficile per il movimento dei lavoratori ha deciso di attraversarlo senza infingimenti o formule politiche elaborate nella forma e vuote nella sostanza. In queste ore si sta tenendo il Comitato centrale. La maggioranza uscita dal congresso, che ha indubbiamente caratterizzto la gestione nella vicenda Fiat, ha qualche problema, legato soprattutto al “caso” Bertone. La destra è scatenata e pronta a fare il suo mestiere. Risultato, il segretario generale Maurizio Landini è stato costretto ad fare un intervento “a titolo personale” perché manca una posizione unitaria.
La Fiom, anche in questo, si dimostra un sindacato reale che affronta i momenti difficili per quelli che sono. Su questo non ci sono dubbi. Semmai la difficoltà che sta scontando è trovarsi inadeguata nel rispondere colpo su colpo all’avversario. E, da quanto dicono i più informati, la vicenda Fiat non si è certo fermata alla Bertone. Sono in arrivo altri ricatti da parte di Sergio Marchionne.
La Fiom discute. E la sua discussione somiglia alla ricerca di una soluzione. Non è comte tante altre “fiere di parole” a cui ci hanno abituati i sindacati della concertazione fine a se stessa, in cui il risultato è già preordinato e il discorso solo un rituale che bisogna rispettare.
Un sindacato che si pone innanzitutto nei confronti dei lavoratori sa discutere e sa confrontarsi. E di questo alla Fiom va dato atto.
Nel fare questo, la Fiom non fa solo il “suo discorso” ma, contemporaneamente, dà luogo ad un punto di riferimento per gli stessi lavoratori. Tenere aperto un luogo di confronto e di ricerca di soluzioni di questi tempi non è che sia una operazione ”intellettuale”. E’ in realtà una grande operazione di onestà e di credibilità che non può che giovare a tutto il movimento. Oggi di un sindacato credibile c'è bisogno. C'è bisogno di un sindacato che rifugga i riflettori e si misuri con la realtà delle cose. C'è bisogno di un sindacato che finalmente faccia il suo mestiere non “per" i lavoratori ma che sia “dei" lavoratori.
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