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Prezzo della Crisi del 23-07-2011: 'Precari in lotta contro una guerra tra poveri'
News imagedi Ylenia Sina
A metà delle vacanze estive i banchi di scuola sembrano lontani. Eppure l’indignazione dei precari della scuola procede. L’ultima novità che ha sollevato le ire del Coordinamento dei precari della scuola è stata la notizia, lanciata da La Repubblica proprio ieri, di una delegazione di docenti romani che ha chiesto aiuto al senatore della Lega Pittoni, capogruppo del carroccio in commissione Istruzione del Senato, contro i docenti del sud che si trasferiscono al nord e, in questo caso, a Roma, con la speranza di occupare cattedre vacanti. Il risultato mediatico è stato un vero e proprio slogan alla leghista con l’immagine di frotte di docenti meridionali, «in forza dei superpunteggi di alcune regioni del Sud, a soffiare il posto agli insegnanti della Capitale». Ecco così che il messaggio leghista “padroni a casa nostra” che ha convito gran parte del Nord a difendersi da “terroni” e immigrati è sbarcato anche nella capitale. Ma questa volta contro i precari. Peccato che siano stati proprio altri precari a sferrare l’attacco. Ma dal Coordinamento precari scuola non ci stanno. «Le forze politiche di Governo, con in testa la Lega Nord, continuano a fomentare all’interno della categoria dei precari una vera e propria guerra tra poveri: precari del nord contro precari del sud, assunzioni sulle nuove o sulle vecchie graduatorie, ricorsi e contro-ricorsi. Queste polemiche vengono aizzate per nascondere i problemi reali della scuola». E infatti, nonostante la campagna mediatica volta a far percepire le 67mila assunzioni, fissate nell’accordo firmato dalle sigle confederali, come una vittoria per i precari e per la scuola pubblica in generale, l’esercito dei precari della scuola a settembre dovrà fare nuovamente i conti con tagli e precarietà. Così, secondo i calcoli forniti dal Coordinamento precari scuola, le 67 mila assunzioni spalmate sui tre anni (circa 10mila assunzioni per i docenti e la stessa cifra per il personale Ata) dovrebbero fronteggiare i circa 20mila posti vacanti per il personale docente a cui si aggiungerebbero i 27mila pensionamenti dell’anno appena trascorso. Altri numeri a riguardo li ha forniti anche l’Unione Sindacale di Base: 275mila pensionamenti tra i docenti e personale Ata dal 2005 a oggi, 155mila posti persi a causa dei tagli. Chiaro il commento dell’Usb: «con i contratti bloccati ad una media netta di 1300 euro mensili, l’età pensionabile alzata, i tagli ai finanziamenti, i contratti a cottimo per i precari, l’aumento dei carichi di lavoro e una spruzzata di meritocrazia alla Brunetta, questo “piano triennale di assunzioni”, se non mette in discussione i 155mila posti persi, è la gestione della definitiva rovina della scuola statale».

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