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Gianni Rinaldini: "Attenzione, il confronto sulla produttività è una trappola"

Stando alle ultime notizie sembra che palazzo Chigi sulla produttività stia nicchiando. Annunciato più volte, l’incontro ancora non viene convocato. L’ultima a registrare la “non notizia” è stata Susanna Camusso, poco fa. L’impressione non è quella di un ripensamento del presidente del Consiglio quanto di una attenta regia il cui obiettivo è tirare i “pesci nella rete”. Di questo è sicuro Gianni Rinaldini, portavoce dell’area programmatica “La Cgil che vogliamo”. Anche perché i segnali che arrivano da Corso d’Italia sono molto precisi. Ieri si sono visti i segretari generali. Come già accaduto in altre occasioni, la riunione, rigorosamente “informale” in quanto non prevista dal regolamento interno né dallo statuto, di solito segnala l’avvicinarsi di un accordo. Ma un accordo su cosa visto che i soldi non ci sono?

La Cgil torna in piazza però va pure a palazzo Chigi. Che sta accadendo in realtà?

E’ quello che ci stiamo chiedendo un po’ tutti. La cosa che noto è che tutto il percorso avviene in assenza di una posizione del sindacato. Al momento c’è un documento di Confindustria che rappresenta la sommatoria della demolizione dei diritti dei lavoratori. Sei pagine, che si possono trovare anche sul sito, dove gli imprenditori tirano fuori questioni come l’aumento dell’orario di lavoro ma anche l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, oltre alla necessità di demandare tutto al livello aziendale. Il problema credo che sia a monte, ovvero nella stessa operazione fatta dal presidente del Consiglio che sta costruendo di fatto una trappola. Sono stati stanziati 1,6 per il biennio 2013-14 per la produttività aziendale. Dopo di che ha demandato alle parti sociali la definizione di un accordo dicendo che quelle risorse saranno utilizzate per altre cose.

Insomma, siamo al solito copione…

E’ evidente che nell’operazione di Monti c’è una idea precisa che è quella di finalizzare tutto agli accordi a livello aziendale come ulteriore demolizione del contratto nazionale. La Cgil a questo gioco si deve sottrarre. Sono preoccupato sul fatto che circolano voci su incontri non si sa in base a che cosa. Questa la ritengo una questione estremamente rilevante. Dopo l’accordo sbagliato del contratto dei chimici e con il rischio di un altro accordo separato sui meccanici non si capisce come si possa fare ad andare verso una trattativa di questo tipo.

Non mi sembra che il comitato direttivo ne sia al corrente.

C’è stata ieri una riunione dei segretari generali che dal punto di vista formale è stato solo uno scambio di pareri . Un percorso già visto, del resto. Solito copione, le trattative vanno avanti e piano piano ci si ritrova in una posizione difficile da gestire: contenuti inaccettabili ma qualche problema a sottrarsi. Sulla scorta di questo filo di ragionamento la discussione al nostro interno ecco che si trasforma sul rischio di isolamento. Non si fa fatica a riconoscere le caratteristiche di un percorso che altri hanno definito.

La mobilitazione del 20 non sembra rappresentare una grande svolta se letta da questo punto di vista.

È una giornata di mobilitazione delle fabbriche in crisi. E’ importante. E’ chiaro che assume un significato o un altro se sta dentro un percorso verso lo sciopero generale o meno. I meccanici lo sciopero generale l’hanno già proclamato. Il 20 ha un significato di testimonianza se non dà corso ad ulteriori iniziative.

Non c’è però da trascurare il fatto che l’azione della Cgil sembra imbalsamata dalla ricerca della sponda politica che, tra l’altro, non sembra dare alcun risultato di rilievo.

La Cgil può trovare ascolto nel dibattito politico soltanto attraverso il fatto che produce delle iniziative. Mi pare evidente che il confronto politico si sta svolgendo su tutt’altro. E’ chiaro che il quadro politico affronta le questioni nel momento in cui vengono poste con forza dal sindacato.

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