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Pomigliano, operaio Fiom: da azienda atto scellerato
«Mi sono posto il problema che per far entrare me ci sarà qualche altro a dover uscire, ma noi non abbiamo alcuna responsabilità nei licenziamenti annunciati da Marchionne, e questo lo sanno bene anche i tanti lavoratori che sono nella newco, perchè la Fiat sta facendo solo quello che ha sempre fatto», queste le parole netee di Sebastiano D'Onofrio, ex rsu Fiom nello stabilimento Fiat di Pomigliano, che è tra i 19 iscritti al sindacato per i quali la Corte d'Appello di Roma ha ordinato l'assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano. L'operaio dice di «stare male» per quanto è stato annunciato dal Lingotto, e per i 19 lavoratori della newco che potrebbero uscire per «fare posto» a loro. «È inaccettabile - continua l'operaio - quello della Fiat è un atto scellerato, e Marchionne oltre a dettare 'legge' su chi deve entrare e chi no, adesso caccia anche chi è dentro. Noi però, a differenza di quanto dicono gli altri sindacati, non abbiamo colpe, se non quella di voler difendere il lavoro di tutti gli operai dello stabilimento, quelli dentro e quelli fuori». D'Onofrio stamattina ha incontrato alcuni operai che lavorano nella newco, i quali gli hanno palesato i propri timori: «Ma nessuno di loro ci ha addossato la colpa - ha sottolineato - mi fa star male il pensiero che qualcuno potrebbe dover lasciare il proprio lavoro per fare posto a me. Domani noi della Fiom ci incontreremo, e discuteremo sul da farsi. Noi però non abbiamo colpe sulle scelte fatte da Fiat - ha concluso - basta pensare che solo due giorni fa, per la trimestrale di cassa, l'Ad diceva che avrebbe mantenuto i livelli occupazionali negli stabilimenti, e meno di 24 ore dopo annuncia i 19 licenziamenti».
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