Martedì 20 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 18:51
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Pisa, più profitti per le aziende meno diritti per i lavoratori. La denuncia dei Cobas sull'areoporto
Il 40% degli addetti alle pulizie degli aerei e allo smistamento bagagli dell’areoporto di Pisa rischiano la cassa integrazione. La notizia non desterebbe scalpore visto il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali. Il punto è che l’azienda appaltatrice, una Ati, accresce i propri profitti del 36% in un solo anno. Non è strano? Se lo chiede la Filt Cgil che nei giorni scorsi ha indetto una conferenza stampa per denunciare la situazione delle due cooperative , la Cooplat e l'Arca.
Il contenzioso dura da oltre un anno, sono intervenute le istituzioni locali e lo stesso prefetto che meno di un anno fa dichiarò illegittima la richiesta di cassa da parte dell'Ati. Dietro la richiesta di cassa integrazione c’è un piccolo trucco. Le due coop hanno deciso di calcolare il fabbisogno di dipendenti non su ogni singolo volo ma sul numero effettivo dei bagagli caricati e scaricati. “Un calcolo approssimativo e alquanto discutibile utile solo a ridurre forza lavoro e far crescere gli utili delle cooperative e indirettamente della stessa Sat”, fanno notare i Cobas in un comunicato.

“La Sat, azienda che gestisce l'areoporto (al 44% di proprietà della Regione,Comune e Provincia di Pisa e Camera di commercio) – scrivono ancora i Cobas - ha molte responsabilità nella vicenda perchè sarebbe stato sufficiente scrivere precise condizioni nel capitolato di appalto a salvaguardia di quella tutela integrale dei lavoratori prevista dal ccnl di categoria”.

Il Galilei è in piena espansion. Un record storico per l'aeroporto di Pisa che ha superato per la prima volta il tetto dei 2 milioni di passeggeri in sei mesi.

Goffredo Carrara, segretario Generale della Filt-Cgil di Pisa: "Non è una novità. Già lo scorso anno, appena vinto l'appalto per la gestione del servizio in oggetto, l'Ati aveva richiesto l'attivazione della cassa integrazione adducendo l'argomento che con il nuovo appalto vinto, sarebbero stati pagati a "bagaglio" e non a "volo", con la conseguenza che, fatti i conti, ci rimettevano". "Una motivazione inaccettabile, anche sconcertante - insiste il sindacalista - visto che si parla di un appalto che pare sia stato vinto con un'offerta inferiore di alcune centinaia di migliaia di euro rispetto all'offerta della seconda impresa. Non è accettabile che si vinca un appalto facendo un'offerta al massimo ribasso e, un minuto dopo, si cerchi di recuperare risorse sulle spalle dei lavoratori".

I Cobas lavoro privato ieri primo novembre hanno organizzato un volantinaggio all'areoporto e nell'occasione hanno chiesto il rispetto delle regole e dei diritti denunciando che “alla continua crescita dei profitti aziendali corrispondono ormai condizioni di lavoro sempre più precarie”. “Ma cosa avranno da dire . aggiungono i Cobas - le amministrazioni pubbliche gestite dal centrosinistra su questa vicenda? E soprattutto quale controllo esercitano gli enti proprietari sulle società controllate sugli appalti delle stesse? La privatizzazione colpisce i lavoratori e accresce i profitti di pochi”.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi