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«260.000 precari di troppo»

Unico spiraglio previsto la possibilità di prorogare i contratti oltre i 36 mesi, fino al luglio del 2013

Un’ondata di gelo attende chi lavora (ancora) nella pubblica amministrazione. Ad annunciare l’inverno è stato il ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, ascoltato a Montecitorio dalla commissione Lavoro della Camera.
Patroni Griffi ha detto che i lavoratori precari nell’ambito della Pubblica amministrazione sono oggi oltre 260mila, concentrati soprattutto nella scuola (130mila unità), nella Sanità e negli enti locali (115mila), mentre altri 15mila si trovano nelle amministrazioni centrali. Per tutti loro, dice il ministro, «non è ipotizzabile una stabilizzazione di massa». Poi due precisazioni che fanno a pugni: la stabilizzazione non è possibile perché provocherebbe «un blocco delle assunzioni di giovani per molti anni», ma (bontà sua) il ministro riconosce che la questione costituisce un problema, «accumulato nel corso degli anni» e legato «anche al blocco del turn over».

Patroni Griffi ha continuato negli annunci gelidi parlando di esuberi. Il ministro ha spiegato ieri che dovrebbero arrivare a circa 7.300 in totale in base ai tagli previsti dalla spending review, con un taglio delle piante organiche che dovrebbe interessare ulteriormente 3.300 impiegati. E già, perché alle oltre 4.028 eccedenze emerse dal primo decreto, aggiunge il ministro, «abbiamo proiezioni di ulteriori 3.000 eccedenze di personale per un totale quindi di 7.300 per effetto di altri due decreti uno sull’Inps e l’altro su 24 Enti parchi». Però (ancora bontà sua) un ulteriore intervento di riduzione del settore pubblico è da scartare. In prospettiva, ha osservato con lungimiranza, «dobbiamo pensare a una migliore allocazione del personale e a migliore produttività dell’amministrazione pubblica».

La non stabilizzazione di 260.000 lavoratori precari è una bomba a orologeria che Patroni Griffi programma per il prossimo governo. Perché, in attesa di un accordo quadro e per superare le scadenze contrattuali immediate concentrate per molti dei precari della publica amministrazione al prossimo 31 dicembre, il governo intende «dare possibilità a rinnovare contratti in scadenza fino al 31 luglio», probabilmente con un decreto legge ad hoc. Insomma, un pacchetto non male per chi governerà dopo le prossime elezioni.

Davanti ai parlamentari, il ministro ha poi spiegato quale sarà la strategia di breve periodo del suo governo. Punto primo, «mandare a regime una norma già varata dal precedente governo», incentrata sulla previsione di una riserva di posti costante nei concorsi pubblici per il personale con contratti a termine «che abbia maturato esperienza triennale nella pubblica amministrazione». Punto due, provare a dare la possibilità alle varie amministrazioni «di rinnovare i contratti di lavoro a termine anche oltre il termine dei 36 mesi previsto, e di 60 mesi per chi lavora nel settore della ricerca, sulla base di criteri definiti in sede di accordo collettivo», in base alle deroghe che la riforma del mercato del lavoro consente in sede di contrattazione sindacale, «e dunque la possibilità di derogare al mentenimento di questi contratti a tempo determinato».
Stando sempre alle parole del ministro, l’Aran (l’organismo tecnico designato) ha ora il compito di definire «un accordo quadro che individui i casi, i settori e i tempi, dove è possibile derogare e procedere al mantenimento dei contratti a termine». Il ministro ha poi riferito di aver inviato al Mef, per un parere, l’atto di indirizzo per l’accordo quadro che potrà così definire le deroghe in base alle tipologie e ai settori della pubblica amministrazione.

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