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Thyssen, "Sono passati cinque anni e non ci sembra vero". Il grido di dolore dei parenti. Iniziato il processo d'appello
“Sono passati cinque anni ma ancora non ci sembra vero'': così Nino Santino, il papa' di Bruno, uno dei sette operai morti nell'incendio alla Thyssenkrupp di Torino del dicembre del 2007. Santino ha partecipato alle cerimonie di commemorazione e ha anche assistito, a Palazzo di Giustizia, alla ripresa del processo d'appello.
''Alla conferenza all'Istituto Sangallo - ha detto - c'erano tanti ragazzi delle scuole e almeno anche loro si sono resi conto dello schifo che c'e' nelle aziende. Gli abbiamo detto di fare attenzione ai datori di lavoro, perche' sono tutti uguali e pensano solo al profitto. Senza fare controlli, spezzano le ali a ragazzi giovani che magari si stanno formando una famiglia''. ''Quello che speriamo - aggiunge Rosina Plati', mamma di Giuseppe Demasi - e' che i responsabili vadano in galera. E' evidente che sono colpevoli, e mi fa rabbia che siano ancora liberi mentre i nostri figli sono da cinque anni al cimitero. Con il tempo le nostre ferite, anziche' guarire, vanno in cancrena''. ''Il dolore aumenta - ha ancora detto Rosetta Amaru', vedova di Rocco Marzo -: il dolore aumenta, noi sopravviviamo...''.

Oggi al processo di secondo grado è stata di scena l'accusa. Sei gli imputati condannati dalla Corte d'assise di Torino lo scorso 15 aprile. Nel ricorso i legali degli imputati contestano l'intero impianto sostenuto dalla Procura, sottolineando la "non prevedibilita'" dell'evento e ventilando negligenze degli operai in quanto accaduto. "Ci aspettiamo una valutazione piu' serena dei giudici di appello rispetto al primo grado" aveva detto qualche giorno fa in apertura del processo di secondo grado uno dei legali della difesa, l'avvocato Ezio Audisio. "Non abbiamo mai attribuito la responsabilita' esclusiva ai lavoratori deceduti - aveva sottolineato Audisio - ma riteniamo che le negligenze emerse in primo grado abbiano un loro peso". Il processo di secondo grado si era aperto il 28 novembre subito con uno scontro sulle parti civili che volevano restare nel processo anche dopo aver chiuso un accordo con l'azienda sui risarcimenti. Contro il rischio - avevano spiegato - che in caso di sentenza diversa dal primo grado Thyssen potesse chiedere la restituzione degli indenizzi. Ma dopo che l'azienda ha fatto avere ai giudici una dichiarazione con l'impegno a non chiedere indietro i soldi degli indennizzi in caso di giudizio diverso da quello di primo grado, la Corte presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli, ha escluso dal procedimento tutte le parti gia' risarcite. Resta nel processo solo l'associazione Medicina Democratica, che non aveva accettato alcun accordo con l'azienda.

Harald Espenhahn, l’amministratore delegato è stato condannato a 16 anni e mezzo di carcere per omicidio volontario con la formula del dolo eventuale.''Continuare la produzione e' stata una scelta sciagurata compiuta in prima persona proprio da Espenhahn", avevano scritto i giudici nella sentenza di primo grado. La sera del 15 aprile dopo che la Corte d'assise aveva concluso la lettura della sentenza con cui condannava i sei imputati nella maxi aula del Tribunale di Torino era esploso un lungo applauso.

La pene avevano gelato le difese: 16 anni e mezzo per Espenhahn,13 anni e sei mesi ai quattro dirigenti, Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, 10 anni e 10 mesi a Daniele Moroni. Omicidio volontario per Espenhahn, omicidio colposo per gli altri cinque imputati. Da piu' parti era stata definita una ''sentenza storica'' nel panorama degli incidenti sul lavoro ''una svolta epocale'' aveva detto il pm Raffaele Guariniello.

 


 

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