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La trattativa sul mercato del lavoro in salita

La trattativa governo-parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro sembra essere giunta a un binario morto . Nessuno dei quotidiani oggi in edicola sembra dubitarne. A cominciare dal Corriere della Sera: “Ora il negoziato è di fatto bloccato”, scrive Roberto Bagnoli. Che prosegue riportando le parole di Camusso (“finché il governo non ci dice quante risorse ci sono per gli ammortizzatori sociali è impossibile dire se la riforma va nella giusta direzione”) e Bonanni (“vogliamo capire se lo Stato non ci mette nulla, come si allarga la contribuzione”) al termine dell’incontro di ieri. Insomma, la coperta continua a essere troppo corta.

Il nuovo round, il quinto, è durato oltre due ore, informa il Corriere. La ministra Fornero ha insistito sul sistema a due pilastri , prima la cassa integrazione poi l'indennità di disoccupazione con scomparsa della mobilità e di un pezzo della cig straordinaria. “Naturalmente – si legge ancora sul Corriere della Sera - il problema è quello della copertura finanziaria che, secondo il ministro, andrebbe trovata in un sistema misto di tipo assicurativo-contributivo perché le risorse pubbliche sono a zero. La conseguenza, anche se Fornero non l'ha specificata, è che tutte le imprese, pure quelle al di sotto dei 50 dipendenti, dovranno mettere mano al portafoglio”. La proposta, che era nell'aria da giorni, è stata accolta con malcelata freddezza da parte dei sindacati e del mondo imprenditoriale, contrari a un aumento dei costi del lavoro . “In privato – annota Bagnoli - non hanno nascosto lo sconcerto su un progetto troppo ambizioso, alimentato dalla consapevolezza che al quinto incontro prevale ancora il quadro accademico su quello operativo”.

L'incontro al ministero si è concluso con un sostanziale nulla di fatto . Sintetizza così oggi la Repubblica l’esito dell’incontro di ieri tra governo e parti sociali. “L'unica novità – specifica Roberto Mania – riguarda i tempi dell'entrata in vigore della riforma: non più nel 2013 bensì, gradualmente, nel 2017”. Quel che è certo è che “senza un incremento delle risorse per i nuovi ammortizzatori sociali resta il giudizio negativo soprattutto dei sindacati sul progetto della Fornero”. Nel corso del vertice, la titolare del Welfare ha ribadito l'obiettivo della sua riforma e gli strumenti con i quali intende realizzarla. “Il ministro – osserva ancora la Repubblica - ha spiegato che attualmente su circa 12 milioni di lavoratori dipendenti, solo poco più di quattro sono coperti dagli ammortizzatori sociali . Troppo pochi. Da qui la necessità di estenderli a tutti. Chiudendo la lunga stagione della generosità, usando le parole della Fornero”. Insomma, esemplifica Mania, “ mai più accordi come quelli per la ristrutturazione dell'Alitalia , che ha previsto sette anni di cassa integrazione straordinaria o dell'Alenia con ben nove anni di sostegno al reddito (tra cigs e mobilità) fino a maturare i (vecchi) requisiti per il pensionamento”.

“Sindacati scettici sul nuovo modello”, titola Il Sole-24 Ore. Secondo il quotidiano di Confindustria il tavolo di ieri al ministero del Lavoro “si è concluso con una fumata nera” per le organizzazioni dei lavoratori presenti, “che attendevano un chiarimento - che non c'è stato - da parte del ministro Fornero, che ha rinviato la presentazione di dati puntuali sui nuovi ammortizzatori sociali alla riunione di giovedì prossimo”. In attesa dei numeri, ai sindacati proprio non piace il progetto di Fornero per il passaggio a un nuovo sistema di ammortizzatori sociali che abbia una copertura universale , finanziato con un meccanismo assicurativo.

All'unisono, spiega Giorgio Pogliotti, “Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno espresso forti perplessità sulla tenuta del nuovo modello, lamentando la mancanza di dati da parte del governo sull'effettivo impatto economico, sia per le imprese che per i lavoratori”. I sindacati, riassume il giornalista del Sole-24 Ore, sollecitano molta gradualità nel passaggio al nuovo sistema che amplia la platea, “ma affidando il finanziamento al solo incremento dei contributi a carico delle imprese, senza risorse pubbliche aggiuntive, rischia di ridurre notevolmente il livello delle prestazioni ”.

Lontano dal tavolo di negoziato di Roma, l’articolo 18 è tornato ugualmente al centro dell’attenzione dopo la sentenza emessa ieri dalla Corte d’appello di Potenza , che ha accolto il ricorso della Fiom per i tre operai licenziati nell’estate del 2010. “In Italia, per fortuna, c'è una giustizia che ogni tanto riesce a svolgere il suo compito in piena autonomia dai poteri forti – scrive oggi sul Manifesto Loris Campetti -. La Fiat va sicuramente annoverata trai poteri furti visto che orienta i governi, divide i sindacati e il centrosinistra e decide il vertice di Confindustria pur essendone uscita. La forza indiscussa di Sergio Marchionne non è riuscita però a piegare la Corte di Potenza che ieri ha condannato la multinazionale italo-americana per antisindacalità”.

Per il Manifesto, la sentenza per gli operai di Melfi ha un valore generale straordinario , “anche se non è la prima che deve digerire Marchionne. A Mirafiori un impiegato , naturalmente della Fiom, ingiustamente licenziato ha vinto in tre livelli di giudizio e ha mantenuto il suo posto di lavoro. Sempre a Torino un altro giudice ha condannato per antisindacalità la Fiat per le discriminazioni del modello Pomigliano ai danni della Fiom , a cui è impedita l'attività sindacale con la motivazione che non ha firmato l'accordo ricatto di Marchionne”.

Ma la sentenza di Potenza è, sempre a giudizio di Campetti, “anche la risposta più netta a tutte le chiacchiere in libertà contro lo scandaloso articolo 18 , che impedirebbe l’assunzione di giovani e l’insediamento di aziende straniere”.  Poi il giornalista del Manifesto cita Alberto Piccinini, uno dei legali della Fiom, il quale precisa che “il reintegro è stato chiesto e ottenuto per antisindacalità e non impugnando l’art. 18, ma è ovvio che anche in questo caso è proprio la reintegra l’aspetto più importante della sentenza, e il reintegro è a fondamento dell’art. 18 ”.

Non è un caso, dunque, che il Corriere della Sera, definisca la sentenza di ieri, utilizzando le parole del segretario generale della Fiom Maurizio Landini, non una vittoria contro il nuovo modello Fornero, ma “ contro il nuovo modello Marchionne ”. Lo stesso Landini, interpellato da Federico De Rosa, dopo aver espresso tutta la sua soddisfazione per la decisione della Corte d’assise di Potenza, è tornato a denunciare “ gravi atti di discriminazione contro i nostri iscritti e i nostri delegati in tutti gli stabilimenti del gruppo ”.

A proposito di metalmeccanici, Emanuele Macaluso , su il Riformista, dice la sua sullo sciopero Fiom del 9 marzo, entrando a piedi uniti sul dibattito in corso sull’argomento in casa Pd. “La Fiom – scrive l’anziano giornalista ed ex dirigente del Pci - ha deciso, in solitudine, di proclamare uno sciopero e nel Pd si è aperta una querelle sul tema: si può partecipare o no alla manifestazione di quella parte di metalmeccanici? La questione sembra marginale ma nel clima che si respira nella sinistra, e nel Pd, non stupisce ”.

Puntulizza Macaluso: “ Oggi, non voglio dare giudizi sommari sullo sciopero della Fiom . A occhio e croce, come si usa dire,  l'iniziativa solitaria assunta nel momento in cui - finalmente! - si è realizzata una minima, ma rilevante, unità tra i sindacati nel corso di uno scontro che è sociale e politico, non convince”. E tuttavia, qualcosa – più di qualcosa – non convince l’editorialista de il Riformista:”Quando dico scontro politico – spiega - non mi riferisco solo al ruolo del governo Monti e alla crisi che la politica sta vivendo. Mi riferisco anche a tutte le attività del capo della Fiat Marchionne, che muove il suo potere con l'occhio non solo ai temi sindacali, ma a quelli politici . L'ultima mossa è sfacciata: se in Confindustria vince un certo candidato la Fiat ritorna nell'organizzazione, altrimenti no”.

Allora, chiede polemicamente Macaluso, “la sfida è tra Fiom e Fiat-Marchionne? O bisogna creare condizioni generali perché emerga la verità sul disegno dei vari Marchionne che a me pare chiaro: debilitare la politica e addomesticare il sindacato . Un disegno che non può essere sconfitto se la Fiom si isola con il sostegno di pezzi della sinistra radicale. E se non si mette in campo, anche per il welfare e la contrattazione, una politica che dia risposte convincenti ai problemi di oggi”. “Oggi – conclude Macaluso – i rapporti di forza, nella sfera politica e in quella sociale, sono tali che, se non si realizza il massimo di unità sindacale e un largo schieramento politico su una linea alternativa ma innovativa rispetto alla destra, si va verso sconfitte che segneranno un 'epoca ”.

Un ultimo cenno, infine – sempre per rimanere al settore metalmeccanico - all’intervista rilasciata da Sergio Marchionne al Corriere della Sera. L’ad della Fiat prende in esame a 360 gradi tutti i problemi in campo per il gruppo automobilistico e per l’economia del nostro paese . Qui ci limitiamo a riportare le risposte riguardanti il sindacato e il mondo del lavoro. A cominciare da quella, piuttosto evasiva, in merito alla possibilità che il governo decida di regolare il diritto di sciopero e le rappresentanze sindacali, attuando gli articoli 39 e 40 della Costituzione e, dunque, riaprendo le porte delle fabbriche alle sigle che raggiungono un certo quorum. “Che senso ha schierarsi sulle ipotesi? – afferma l’ad del Lingotto -. Qualsiasi riforma non potrà prescindere dall'esigibilità degli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori . La Fiat sarà coerente con le intese raggiunte con tutti gli altri sindacati e convalidate dalla magistratura Se si assume le sue responsabilità, la Fiom può rientrare già adesso. Ma temo che Maurizio Landini stia facendo una battaglia politica”.

Difende, dice, i diritti dei lavoratori, è la replica di Mucchetti. “C'è forse un sindacalista che dica il contrario? In pratica, vedo un Landini più rigido, molto di più del suo predecessore, Gianni Rinaldini , con cui si poteva dialogare”. In merito a un eventuale chiarimento, Marchionne sostiene che “ci sono stati incontri riservati con esponenti della Fiom. La sinistra più intelligente ha provato a ricucire. Ma è andata male”. In Cgil c'è ora Susanna Camuso, incalza il giornalista del Corriere. “ Con Epifani si riusciva a ragionare di più – è la secca risposta di Marchionne -. Camusso forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media e troppo poco con noi”.

Poi una considerazione in pieno stile berlusconiano: “ Io sono un metalmeccanico che fa automobili. E fatica a capire chi considera Parlamenti i sindacati. In America, il capo della Uaw comanda e sa prendere impegni. Lo stesso accade in Germania con l'Ig Metal. E, mi creda, non sono sindacati comodi”. L'Italia ha la sua storia. “ Di troppa storia si muore ”, è la lapidaria risposta del manager italo-canadese.

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