Lunedì 19 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 18:51
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Verso il 3 marzo, quando l'Art. 18 serve. La storia di Anna, edile a Roma

La Fillea-Cgil terrà il 3 marzo, insieme alle due organizzazioni di categoria di Cisl e Uil, una grande manifestazione a sostegno della piattaforma per i diritti e il lavoro. Non accadeva da dieci anni. A Roma sabato mattina sfileranno i lavoratori di un settore che sta subendo come pochi i colpi della crisi, con le imprese che abbassano sempre più i diritti e i salari, e alzano l'area del lavoro nero. La storia di Anna Lorena dimostra che è possibile rispondere a queste imprese colpo su colpo grazie all'Art. 18. 

Si chiama Anna Lorena e quando comincia a raccontare la sua storia da subito sembra di ascoltare la triste vicenda iniziale di moltissimi ex lavoratori, oggi cassintegrati e/o licenziati, come le operaie della Omsa o i lavoratori della Sigma Tau. Anche Anna Lorena, come loro e come ormai è prassi abituale nelle aziende, è stata allontanata dal posto di lavoro con un’improvvisa comunicazione via telegramma. Nel suo caso, però, il licenziamento è stato individuale. E l’Art. 18 si è dimostrato una ottima arma di difesa.

Anna Lorena lavorava da cinque anni in una piccola azienda del settore edile di poco più di 15 dipendenti nella provincia di Roma. Tutti uomini i lavoratori, eccetto lei e altre due addette.

Era impiegata con Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. La lettera di licenziamento le arriva il 10 novembre 2010, con esattezza il giorno dopo aver ricevuto il fax con cui si formalizzava la sua nomina Rsa, Rappresentante sindacale aziendale. Anna Lorena, infatti, da tempo aveva incarichi sindacali, prima territoriali, poi regionali e nazionali.

La lettera di licenziamento parla di riduzione del personale. Ma siamo certi che l’azienda, facendo appello all’art.18, aveva tutte queste necessità? In quali condizioni lavorava Anna Lorena?

“Nei miei spostamenti nazionali ho sempre usufruito dei permessi sindacali – racconta - con l’approvazione dell’azienda. Ho poi utilizzato le mie ferie personali. Questo dopo aver superato le 80 ore consentite”. Da settembre 2010 a ottobre 2010 Anna Lorena ha cominciato poi ad avvertire anche un comportamento anomalo da parte dei suoi superiori: non solo atteggiamenti scostanti, ma vere anomalie anche nei casi in cui Anna Lorena, con un padre disabile, chiede permessi in virtù della legge 104.

L’azienda? “Storceva la bocca”. Del resto come si è espressa la protagonista di questa storia: “Le donne nelle aziende come quella in cui ho lavorato, spesso sono considerate l’anello debole. E il licenziamento di chi cerca di emanciparsi come un segnale di ammonimento verso tutti gli altri”. Eppure la risposta e la reazione di Anna Lorena alla lettera dell’azienda dimostrano tutt’altro che debolezza: si rivolge immediatamente alla Fillea-Cgil che agisce subito da vera catena di sostegno nei confronti dell’ex lavoratrice attivando un’azione “non solo efficiente – per usare le parole di Anna Lorena - ma anche efficace”. Grazie alla Fillea è stata fatta subito una denuncia e dopo un anno è arrivata una sentenza contro l’azienda. Nel frattempo, in tempi quasi record, presso l’ufficio di collocamento Anna Lorena ha chiesto l’attivazione delle pratiche per la disoccupazione, che ha ricevuto da subito.

La denuncia di Anna Lorena all’azienda, sempre sostenuta dalla solidarietà degli altri operai, nasce dall’importanza e dalla necessità prima di difendere l’Art. 18, e poi dal bisogno di tutelare se stessa e il proprio lavoro. “Tutti noi – spiega Anna Lorena – dobbiamo sostenere l’Art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori. La Fillea mi ha dato coraggio, appoggio e vero sostegno”. Anna Lorena grazie all’intervento della Fillea-Cgil oggi è stata riassunta in un'altra azienda.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi