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COSTRUZIONI: 30MILA EDILI IN PIAZZA, CRISI DRAMMATICA, GOVERNO INTERVENGA

Un minuto di silenzio per l’ultimo giovane edile morto pochi giorni fa nel cantiere della linea “C” della metropolitana di Roma e un corteo funebre in costumi religiosi con tanto di catafalco e lumini. La grande manifestazione degli edili a Roma non è stata solo in chiave malinconica. Nel sole della capitale, tra un sito archeologico e spianate di pini mediterranei, hanno sfilato stamattina quasi trentamila lavoratori con i loro caschi di tanti colori. E del resto, è il tema della sicurezza e del lavoro nero a tenere banco in una giornata in cui i tre sindacati di categoria chiedono alle imprese e al Governo di tornare a “Costruire il futuro”.

Il settore è in profonda crisi, con percentuali di pil “cinese”, in negativo però, che spaventano. Ad essere messi fuori sono stati almeno 300mila lavoratori negli ultimi anni. Le aziende, però, rispondono alla crisi non solo con gli esuberi ma anche incrementando il lavoro nero. E non è un caso che il segretario Walter Schiavella dal palco chiede la correzione della norma sulle “società a un euro”, strumento pensato dal governo per incrementare l’autoimprenditoria giovanile, perché rischia di moltiplicare le false partite iva e le false associazioni in compartecipazione. Pochi giorni fa, proprio a Roma, e proprio sui cantieri della metropolitana “C” la Fillea ha denunciato l’impiego del lavoro irregolare e di supersfruttamento, con orari di lavoro che superano ampiamente le dodici ore. Dopo pochi giorni il tragico incidente in cui ha perso la vita Luigi, 22 anni, alla sua prima settimana di lavoro. C’è da dire che Luigi era stato assunto regolarmente. Ma questa circostanza non sposta di una virgola il problema fondamentale: i lavoratori stanno pagando la crisi non solo con la disoccupazione e il taglio dei compensi, ma anche con l’azzeramento dei diritti. Sempre Schiavella, chede che il Governo renda “effettiva ed esigibile una stretta regolativa, ponendo fine alla devastante corsa al ribasso dei costi che sta distruggendo il settore” delle costruzioni. I controlli nei cantieri e in tutte le realtà della manifattura sono affidati a Roma a quindici ispettori soltanto. Non solo, l’Art. 14 del decreto sulle liberalizzazioni di fatto continua nel solco di della deregulation totale.

L’edilizia, quindi, come un “settore simbolo” di come “Cresci Italia” rappresenti una pia illusione ferma in realtà ai blocchi di partenza e di come, intanto, a progredire sia il cancro della devastazione dei diritti e della criminalità. “L’unica politica industriale”, si lascia andare Schiavella, “sembra essere quella della corruzione”.  Il settore edile, poi, avrebbe bisogno di un intervento robusto sugli ammortizzatori sociali, in tutt’altra direzione di quella a cui sta pensando il Governo, ovviamente.  Lo stesso avvertimento verso l’esecutivo riecheggia nelle parole del segretario generale Susanna Camusso, intervenuta in chiusura del comizio proprio sotto l’Arco di Costantino, insieme a Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil,). “Se il Governo continua a guardare ai mercati e non al Paese, alla fine avrà solo da guardare perchè il Paese non ci sarà più”, dice la leader della Cgil. “E’ giunto il momento di pensare al lavoro”, incalza Camusso. “Dopo tre anni di bugie, il governo ha detto la verità ma la sua credibilità regge se si cominciano a dare risposte ai lavoratori italiani. E se non sarà così- ammonisce il numero uno della Cgil- non farà meglio di chi l'ha preceduto”. Insomma, il governo “deve cominciare veramente la fase 2” puntando alla crescita e all'esecutivo che nel suo programma parla di rigore, equità e crescita “chiediamo coerenza”. E, prosegue Camusso, “non è tollerabile che l'unico intervento pubblico sia stato il salvataggio delle banche e non per il lavoro”. Sul fronte delle infrastrutture, il Cipe ha stanziato le risorse ma “da allora non si è aperto un cantiere. Non basta deliberare ma occorre fare”. “Il Governo - insiste Camusso - chiami le grandi imprese pubbliche e partecipate, quelle private e chieda loro quando partono gli investimenti. Ci deve essere una responsabilità collettiva”. Il riferimento è alla Fiat, ovviamente, ma se letto nella prospettiva della cosiddetta “Fase due” ha il valore di un richiamo forte verso la politica a giocare  il suo ruolo senza più indugi.