Sciopero generale di 4 ore articolato territorio per territorio in aggiunta al pacchetto di sedici ore già deciso dalla Cgil. E’ il contributo degli edili della Fillea-Cgil alla battaglia per la modifica del pacchetto della Riforma del mercato del lavoro. Secondo la Cgil, infatti, alcuni capitoli come gli ammortizzatori sociali e la precarietà ancora sono insoddisfacenti. Incassato il “passo indietro” del Governo sull’articolo 18, il sindacato di Susanna Camusso non molla la presa.
L’edilizia in particolare “rappresenta il settore più colpito dalla crisi, più esposto alla deregolazione del mercato del lavoro e meno protetto sul piano degli ammortizzatori sociali”, sottolinea Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil.
Con la scelta di eliminare alcune protezioni sociali e di istituire l’Aspi “accadrà concretamente che i lavoratori di aziende in profonda
crisi strutturale oltrechè congiunturale, come la Cividini, la Natuzzi, la Rdb, oggi avrebbero solo un sostegno per un periodo limitato, un anno o 18 mesi per gli over 55”, aggiunge Schiavella. “E peggio andrebbe per gli edili, il cui lavoro è per natura discontinuo e che di fatto si troverebbero esclusi dal poter usufruire dell’Aspi, riconosciuta solo a chi ha 2 anni di anzianità e 52 settimane lavorate.”
Sulla lotta alla precarietà, per Schiavella le maglie del ddl sono ancora troppo larghe per combattere tutte le forme contrattuali anomale “anche qui l’edilizia resterebbe fuori, perché sono troppi i 6 mesi richiesti per trasformare il falso lavoro autonomo in lavoro dipendente. Nei cantieri assistiamo a contratti molto più brevi, anche di un solo mese, quindi non sufficienti per l’accertamento della presenza di lavoro subordinato mascherato. In questo modo sarebbero pochissimi a poter vedersi riconosciuti i requisiti per il passaggio ad un contratto a tempo indeterminato. La precarietà in edilizia si combatte in un solo modo, introducendo la legge sulla qualificazione d’impresa e la patente a punti.” Infine, da Schiavella la richiesta di cambiare la riforma sulle pensioni “i lavori non sono tutti uguali, va tenuto conto della discontinuità, della gravosità del lavoro, delle aspettative di vita dei diversi
settori, che per l’edilizia sono più basse.”
