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Il tetto ormai non basta più: a Napoli ora è «Occupy Vesuvio»
La nebbia è fitta, pioggia e vento non aiutano. Per l'ondata di caldo dell'anticiclone Hannibal bisognerà aspettare il giorno della liberazione, ma le Lsu della cooperativa «Vesuvio Natura e Lavoro» non hanno fatto questa considerazione. Dopo quasi 4 anni di ammortizzatori sociali e 12 mesi di stop all'assistenza, la disperazione è stata più forte. Così all'alba di ieri, in sei si sono calati con delle corde all'interno del cratere di uno dei vulcani più famosi del mondo, il Vesuvio appunto. Si sono accampati alla meno peggio su alcune rocce, a rischio comunque di crollo. Non hanno intenzione di muoversi finché il presidente della regione Stefano Caldoro non deciderà di convocarli e aprire un tavolo di trattative. 

Si tratta infatti di quei lavoratori socialmente utili che si occupavano della manutenzione dei viali e dei bagni, della biglietteria, del servizio antiroghi nel sito meta di tantissimi turisti. Ma nel 2008 la coop fallisce e i dipendenti vengono messi in mobilità. Dai 98 iniziali oggi ne sono rimasti 55, non più giovani e senza molte opportunità in un periodo di crisi in cui le offerte di lavoro non cadono certo dagli alberi, e dove in regione un giovane su tre è disoccupato. Così dopo un anno dalla fine della mobilità in deroga, senza una fonte di reddito, hanno iniziato a protestare. In queste settimane hanno occupato le strade del comune di Ercolano, solo 5 giorni fa hanno organizzato un corteo lungo il percorso montano che giunge in cima al Vesuvio, bloccando macchine, bus, turisti e visitatori. Anche ieri mattina era prevista un'iniziativa analoga per chiedere un incontro in regione, ma in cinque hanno avuto l'idea di fare qualcosa in più per attirare l'attenzione: si sono calati all'interno del cratere, mentre i colleghi sono rimasti fermi alla biglietteria a quota mille metri, prima del Gran Cono, a dargli manforte. 

Come Oliviero Cassini e Stanislao Focerelli, gli ex lavoratori di wagon lits che sono dovuti salire sulla torre della stazione di Milano per essere almeno notati, anche gli Lsu del Vesuvio hanno pensato che senza un gesto eclatante nessuno gli avrebbe dato retta. Ora, per tornare a casa, aspettano un cenno da Palazzo Santa Lucia, la possibilità di essere inseriti in qualche attività nel parco. Perr questo vogliono che all'incontro ci sia anche Rino Esposito presidente dell'Ente pubblico. «Non andremo via di qui senza risposte - dice Ciro Fusco, sindacalista della Cisl - Siamo disperati, c'è gente che davvero non sa più come andare avanti». Devono solo sperare che Caldoro e il suo assessore al lavoro Severino Nappi non siano irremovibili come con i precari Bros dell'ex progetto Isola, i quali hanno impiegato più di cinque mesi, accampandosi anche per quattro giorni davanti la sede della giunta, per ottenere un tavolo interistituzionale. 

Per il momento i colleghi e i familiari hanno calato nel fondo del vulcano (ancora attivo) viveri, coperte e attrezzature per permettere agli Lsu di passare la notte, nonostante le condizioni atmosferiche. Vigili del fuoco e sanitari sono sul posto, pronti a intervenire. All'ingresso del percorso lo striscione che avverte i turisti: «We strike, we make excuses for the inconvenience» (Stiamo scioperando ci scusiamo per l'inconveniente). Giù nel cratere un lenzuolo bianco con la scritta in rosso: «Lavoratori Natura e Vesuvio, il pacco è fatto . Grazie».
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