Giovedì 02 Ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento 09:18
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I salari si fermano e i prezzi volano, un divario record.
I salari non reggono la corsa dell'inflazione. A marzo il divario tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (1,2%) e il livello d'inflazione (3,3%) è del 2,1%. Lo rileva l'Istat, sottolineando che una forbice così ampia non si registrava dall'agosto del 1995. Ma non è il solo record negativo segnalato dai ricercatori. Le retribuzioni contrattuali orarie, infatti, risultano ferme rispetto febbraio e salgono appena dell'1,2% sullo stesso mese dell'anno scorso. Ciò significa che la crescita tendenziale è la più bassa almeno dal 1983 , ovvero dall'inizio delle serie storiche ricostruite, 29 anni fa.

Sempre a marzo, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,7% per i dipendenti del settore privato. I settori che presentano gli aumenti tendenziali maggiori sono tessile, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimica, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7%). Variazioni nulle, invece, nell'agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione (questi ultimi hanno i contratti bloccati).

L'istituto diffonde anche i dati sui rinnovi dei ccnl . A marzo risultano in attesa 36 accordi, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego). La quota di dipendenti che aspettano il rinnovo è pari al 32,6%. Aumenta la media dei mesi di attesa per chi ha il contratto scaduto, ormai ben oltre i due anni.