Nardò, Lecce. Arrestati padroni e caporali.
Questa mattina all’alba, nel quadro di una operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ma condotta materialmente dai Ros, 16 persone sono state arrestate nell’ambito di una inchiesta denominata “Sabr”. Tra i reati contestati, agli arrestati, oltre alla riduzione in schiavitù, anche l'associazione per delinquere, il falso in atto pubblico (per i falsi permessi di soggiorno), il favoreggiamento dell'ingresso di stranieri in condizioni i “clandestinità”, l’estorsione e la violenza privata. A detta degli inquirenti si tratta di una organizzazione internazionale finalizzata allo sfruttamento nell’agricoltura dei lavoratori migranti. Gli arresti sono stati eseguiti, oltre che a Nardò, anche in altre località della Puglia, in Sicilia, Calabria (Rosarno) e Campania.. L’inchiesta, che ha preso il via nel 2009, delinea l’esistenza di un vero e proprio “cartello dello sfruttamento”, i braccianti venivano reclutati nei paesi d’origine, soprattutto dalla Tunisia, con la promessa di un lavoro decente. Fra gli arrestati cittadini italiani fra cui importanti imprenditori agricoli e stranieri che svolgevano il ruolo di intermediari nella fornitura di manodopera come caporali Da Nardò datori di lavoro e 'caporali’, fornivano braccia per i lavori agricoli stagionali in diverse regioni. I braccianti venivano relegati lontani dai centri abitati, privati del poco denaro in loro possesso, retribuiti con somme irrisorie, alloggiati in baracche senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica messe a disposizione dagli stessi 'datori di lavoro. Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale in molti per motivi religiosi si astenevano dal bere e dal mangiare. Da questa attività i componenti dell'organizzazione traevano profitti «rilevanti», evadendo tasse e contributi. La parte più importante della stagione agricola è, soprattutto in Puglia, alle porte. C’è da capire se a questi provvedimenti ne seguiranno altri atti a garantire ai braccianti condizioni di vita e di lavoro dignitose, con salari adeguati e con un ingaggio regolare. La lotta condotta negli scorsi anni dai braccianti a Nardò ha dato forse i suoi frutti. Si tratta ora di capire se, saltati gli equilibri in un contesto dove il confine fra economia “legale” e criminalità organizzata spesso è labile, si vorranno offrire prospettive di inclusione lavorativa e sociale o se i lavoratori migranti si troveranno anche quest’anno abbandonati a se stessi, sostenuti solo dalle associazioni antirazziste e di pratica sociale mutualistica come le Brigate di solidarietà attiva, o se quanto va emergendo porterà ad uno scardinamento del modello di sfruttamento esistente.
