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Mondo precario, dal "Quinto Stato" a "Non più disposti a tutto...": la lotta va avanti

Sono i lavoratori atipici, il popolo delle partite iva, i precari: grafici, archeologi, docenti a contratto, traduttori, giornalisti, architetti, informatici, ricercatori, professionisti spesso non iscrivibili ad albi professionali, ai margini delle tutele sociali, con un reddito sempre più basso, ma che oggi, con il perpetrarsi dei tagli alle spese, si trovano ad avere ancora meno diritti. Sono i figli della riforma Dini e della riforma Treu, ma soprattutto sono tanti, circa 5 milioni, un terzo della forza lavoro del paese. E si sono auto-organizzati riunendosi in associazioni professionali e dando vita ad un nuovo soggetto chiamato il Quinto Stato, che ieri a Roma si è riunito in assemblea. L’evento che ha fatto scattare l’iniziativa è il DDL del Ministro Fornero che, indipendentemente dal reddito annuo percepito, stabilisce per le partite Iva l’aumento dell’aliquota previdenziale di 6 punti, dal 27% al 33%, senza garantire nulla in cambio, né indennità di disoccupazione e di malattia – per la malattia il Sindacato dei Traduttori Editoriali (Strade) sta sperimentando dal novembre dello scorso anno il mutuo soccorso – né una pensione dignitosa in futuro.

Ora l’obiettivo principale è quello di contrastare l’iter del DDL. Ma non solo, perché la crisi agevola lo sviluppo di processi in fieri e perché, dal momento che ci si è riuniti in assemblea, tanto vale andare oltre. Per i lavoratori atipici fino ad oggi ha vinto il lato peggiore dell’indipendenza, cioè l’individualismo inteso come competizione esasperata e protagonismo. Ma questa modalità non ha più senso, non è più praticabile e va disegnato un modo alternativo e nuovo basato sul mutualismo, la solidarietà e la cooperazione (co-working): una coalizione del lavoro autonomo per non fare più azioni battaglie e vertenze settoriali, andando oltre la divisione. Inoltre bisogna pensare e costruire un Welfare diverso, perché quello che c’è è rimasto ancorato ad un modello vecchio che non esiste più: il lavoro stabile, il lavoro garantito è finito, tutti i lavoratori sono più o meno precari, anche i dipendenti pubblici, gli ultimi a resistere, possono essere licenziati. I punti da cui partire per questo nuovo patto sociale sono reddito di base incondizionato, diritto al lavoro e diritto alla scelta del lavoro. E sì, perché con l’abbattimento delle tariffe, con la competizione al ribasso secondo la legge del minor offerente, il lavoro lo prende chi costa di meno, indipendentemente dalla professionalità e dalla qualità. Bisogna affrontare la battaglia delle tariffe minime e dell’equo compenso, per fermare il crollo verticale della qualità; portare avanti la lotta alle finte partite iva, sotto le quali si camuffa il lavoro dipendente a vantaggio del committente, che abbatte i costi previdenziali. All’assemblea sono intervenuti anche sindacalisti e in particolare un sindacalista della FIOM, a sottolineare che questo percorso da ora in poi interessa tutti i lavoratori, non solo quelli autonomi ma anche quelli subordinati.

E il 10 maggio tocca ai precari della Cgil. Previsti per l'occasione numerosi presidi, cortei e 'azioni' in luoghi simbolo, su tutto il territorio nazionale a livello provinciale e regionale. Traditi dalle tante promesse del governo che aveva annuciato una riforma del lavoro volta innanzitutto alle nuove generazioni i lavoratori "a tempo" chiedono meno precarietà e l'estensione degli ammortizzatori sociali. “Basta con le promesse e le bugie” scrive la Cgil che accusa il governo di aver strumentalizzato i giovani per ridurre ulteriormente i diritti di tutti: innalzando l'età pensionabile, riducendo gli ammortizzatori sociali, non cancellando neanche una delle 46 tipologie contrattuali, non avendo migliorato l'accesso al lavoro, tentando di facilitare i licenziamenti con la cancellazione dell'articolo 18. Al Governo e al Parlamento la Cgil chiede innanzitutto la cancellazione dei contratti truffa; che l'indennità di disoccupazione includa tutti i precari; un equo compenso, investimenti e innovazione per combattere la disoccupazione.

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