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La rivoluzione degli invisibili. Intervista ad Yvan Sagnet

Dal palco del 12 maggio, dove era intervenuto per la manifestazione nazionale organizzata dalla FdS aveva parlato di una rivoluzione pacifica che sarebbe partita dalle campagne e ha mantenuto la promessa. Yvan Sagnet, che è stato fra i leader dei lavoratori migranti di Nardò, sarà il coordinatore di una campagna promossa dalla Flai Cgil, “Gli invisibili delle campagne di raccolta”. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.

«Si tratta di un progetto che consiste nell’andare a incontrare i lavoratori dispersi nelle campagne. Quelli che vivono nascosti e spesso in condizioni inaccettabili. Vogliamo poter diffondere consapevolezza dei diritti che spettano loro, sviluppare rapporti con la società che hanno intorno. La condizione in molti campi è semplicemente priva di dignità».

E come si articola il progetto?

«Abbiamo a disposizione un camper su cui viaggeranno colleghi dell’Inca nazionale, un medico, un insegnante di italiano, un legale, agenti sindacali e alcuni lavoratori dei territori in cui ci fermeremo che faranno da interfaccia con i sindacalisti. Vogliamo girare in tutte le zone in cui c’è forte presenza di lavoro nero e di caporalato, infatti non faremo tappe veloci ma ci fermeremo in alcune aree per un certo periodo. Si inizia a luglio proprio da Nardò dove abbiamo iniziato la nostra lotta, ad agosto saremo nel foggiano, poi questo inverno saremo a Rosarno e nella Piana e a Bolzano dove, anche se si sa poco, ci è stata segnalata una forte presenza di lavoro nero. Ma il lavoro proseguirà anche per il prossimo anno. Nell’estate 2013 saremo a Ragusa e Siracusa, quindi termineremo in Campania, soprattutto nel casertano».

Gli obbiettivi?

«Lavoreremo per favorire gli ingaggi regolari. Per richiamare le autorità e le aziende al rispetto delle norme dei contratti. I contratti provinciali, per quanto riguarda questo tipo di lavori, prevedono non solo un salario adeguato e i contributi ma anche alloggio e trasporto a carico delle aziende. Insomma non ci muoveremo solo sul fronte della contrattazione».

Se il progetto riesce si rivedrebbe radicalmente il mercato del lavoro nelle campagne.

«È quello che vogliamo. Si tratta di portare anche dove non se ne ha consapevolezza, la consapevolezza dei propri diritti».

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