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Controlacrisi.org intervista Maurizio Landini (Fiom): "Ora la Cgil deve dichiarare lo sciopero generale".
Raggiungere Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, è in questi giorni convulsi molto difficile. Riunioni che si susseguono un clima caratterizzato da molteplici iniziative e altrettanti problemi da affrontare. Il Senato ha appena approvato la controriforma del mercato del lavoro Monti – Fornero, senza che finora si siano levate voci troppo forti o grandi mobilitazioni diffuse. La Cgil mentre il testo passava in aula, si è limitata con un presidio a criticare il fatto che il voto di fiducia impediva qualsiasi tipo di modifica o di emendamento. Ma cosa intende fare la Fiom?

«Abbiamo proclamato per il 13 e 14 giugno, giorni in cui il testo sarà in aula alla Camerai, mobilitazioni generali. Il 13 saremo presenti con iniziative in tutto il Paese, il giorno dopo, quando la votazione entrerà nel vivo, saremo davanti al parlamento e al ministero per lo sviluppo economico e ci faremo sentire. Ma ora è l’intera Cgil che deve rispettare l’impegno assunto nel direttivo e dichiarare lo sciopero generale. Le modifiche alla vita dei lavoratori non riguardano solo la Fiom ma tutte le lavoratrici e i lavoratori e occorre una reazione dell’intero sindacato. Il testo che verrà licenziato non è accettabile, non riduce le forme di precarietà, peggiora l’accesso e la consistenza degli ammortizzatori sociali e compie una mutilazione dell’articolo 18 impedendo di fatto la reintegra per chi viene licenziato. Questo non è più l’articolo 18».

Nel frattempo la crisi precipita e sempre più analisti anche di stampo liberale, dicono che austerità, contrazione dei salari e dei diritti, non risolvono ma accrescono le difficoltà.

«Siamo di fronte alla necessità di ricostruire l’idea di Europa. L’integrazione europea è stata fondata sulla moneta, sul mercato e sulla finanza, seguendo la logica secondo cui il mercato privo di vincoli avrebbe garantito sviluppo per tutti. Io credo che bisogna fare un bilancio dopo 20 anni altrimenti cadiamo in una recessione senza fine. Dobbiamo operare per un cambiamento sostanziale intervenendo sulla finanza, tassando le transazioni finanziarie e andando a stanare i capitali che finiscono nei “paradisi fiscali”. Occorre un controllo pubblico sull’economia per avviare una fase di crescita. E si tratta anche di una questione democratica generale. Va ripensato il ruolo dei governi e della rappresentanza dei soggetti politici, c’è insomma bisogno di un forte cambiamento politico. Le politiche di Monti sono sbagliate e ci stiamo avviando in una fase di profonda recessione anche a causa di queste scelte. Serve una svolta che sia tanto politica quanto sociale».

Invece si approva tranquillamente il “fiscal compact” e si modifica la costituzione in nome delle scelte dettate dalla Bce

«Il fiscal compact non doveva essere applicato né in Italia né nel resto d’Europa. Al contrario servono piani straordinari di investimenti pubblici e privati per creare lavoro. Il patto di stabilità imposto ai Comuni e l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione costituiscono gravissimi errori politici. Bisogna invece ridare spazio alla sfera pubblica per riattivare l’economia e la produzione. Serve non solo a uscire dalla recessione ma anche per produrre diritti e libertà reali, per garantire democrazia. Gli ordini imposti dalla Bce non sono giusti e le persone se ne stanno accorgendo. Il risultato delle elezioni francesi lascia ben sperare, si potrebbe aprire una fase nuova in Europa. Ma il fondamento deve essere sociale, si devono creare le condizioni per colpire la dittatura della finanza e avviare un processo di partecipazione democratica alle scelte che vengono fatte. Dobbiamo ad esempio tenere conto dei dati della disoccupazione che da noi sono in forte crescita e creano una forte situazione di rischio».

Resta la scarsa presenza della “politica”. La Fiom per il 9 giugno ha convocato a Roma, Hotel Parco dei Principi, i principali leader delle forze di sinistra e di centro sinistra per una discussione di ampio respiro. Cosa chiederete e soprattutto cosa vi aspettate da questa giornata?

«Si ritorna un po’ a quanto ho già detto. L’incontro del 9 vuole mettere al centro della discussione il fatto che mercato e finanzia condizionano la politica. Il lavoro e i problemi del lavoro non sono completamente rappresentati sia nelle scelte che vengono compiute sia nella rappresentanza concreta e reale. Noi vorremo ragionare attorno a cinque o sei questioni per definire un programma alternativo a Berlusconi e a Monti. Intanto la questione della democrazia. La Fiat realizza accordi separati ed espelle i sindacati non graditi, ma questo non capita solo nel mondo del lavoro. Crediamo che vadano riformati i luoghi di partecipazione e che la politica debba riformarsi dalle fondamenta mostrandosi capace di rispondere alle istanze delle persone. Ma vogliamo anche parlare di quello che il governo Monti ha fatto: per noi la riforma delle pensioni non può essere considerata definitiva. Non accetteremo che si vada in pensione a 70 anni e indipendentemente dal lavoro che si svolge. Poi vogliamo parlare di come introdurre elementi di equità che questo governo non ha certo offerto, parlare di come ridurre la precarietà e come estendere gli ammortizzatori sociali. Ovviamente per noi resta fondamentale anche il ripristino dell’articolo 18. Oltre alla critica dell’esistente le proposte: come costruire nuovi posti di lavoro, come avviare una nuova politica industriale e che nuovo modello di sviluppo siamo in grado di proporre? Non si tratta solo di crescere ma di decidere cosa produrre e perché, come ripensare la qualità della vita e come garantire l’ambiente. Per questo abbiamo provato a mettere insieme le forze tradizionali ma anche soggetti che hanno aperto un processo di riflessione su questi temi. Vogliamo capire se hanno intenzione di assumere o meno questi contenuti programmatici».

In queste ore c’è una forte polemica che collega il dramma del terremoto in Emilia con la parata del 2 giugno. Cosa ne pensa, anche a titolo personale, Maurizio Landini?

«Io sono di origine emiliana conosco le terre travolte dal sisma. Sono stato nelle zone più colpite e si tratta di una tragedia di dimensioni spaventose. E si pongono numerosi problemi. Ci saranno ragioni per cui sono caduti i capannoni nuovi e sono rimasti in piedi quelli vecchi? È stato evidentemente possibile costruire senza alcun vincolo. Ora dobbiamo pensare a come ricostruire una zona che non solo è abitata ma è piena di distretti produttivi di eccellenza a livello europeo. E occorre farlo pensando al fatto che simili eventi non debbano più ridurre una popolazione e i luoghi di lavoro in cui operano in simili condizioni. E bisogna dimostrare un coordinamento fra governo Regione e le forze sociali per unire al meglio gli sforzi. Mi limito a dire che in questa situazione è fondamentale muoversi con sobrietà nell’utilizzo di risorse pubbliche per cose non fondamentali. Sarebbe saggio convogliare l’utilizzo delle risorse concrete limitando altre spese. Anche esempi che si caratterizzino per un forte valore simbolico hanno importanza».

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