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"Acciaio", un libro ed un film fuorvianti
Il film ispirato al romanzo "Acciaio" è stato presentato al festival del cinema di Venezia. Tempo addietro abbiamo letto le due pagine dedicate da Il Tirreno alla presentazione del film, liberamente tratto dall’omonimo libro di Silvia Avallone. Sinceramente siamo rimasti sconcertati nel leggere che uno dei protagonisti si sia abbandonato a lodi sperticate nei confronti della Lucchini, che sarebbe un esempio per il rigore con cui persegue la tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente stessa cosa è stata fatta, in altro contesto peraltro dal Sottosegretario all’ industria del governo Monti. Chissà da chi e in quale fabbrica sono stati accompagnati l’attore Riondino e il Sottosegretario De Vincenti, perché non è quella che conosciamo noi. Conosciamo l’acceso dibattito che in città si è sviluppato intorno al romanzo, e non ci pare proprio che la parte dei Piombinesi cui non è piaciuto sia una minoranza, tutt’altro. Noi siamo fra questi. Si parla delle vite di alcuni ragazzi che sono il risultato storico e culturale di una Piombino che non esiste e mai è esistita. Pare che i disagi siano originati dalla degenerazione della classe operaia, e anche la città è descritta come degradata quasi per un naturale effetto della vita di fabbrica. Sia ben inteso, è comprensibile che chi voglia parlare della provincia narri dei disagi e delle miserie delle persone. E noi non ci aspettavamo qualcosa di sdolcinato che raccontasse una realtà edulcorata e preconfezionata. Quello che non ci convince è il collegamento stretto fra questo soggetto narrativo e la Piombino degli operai. Sembra quasi che l’origine dei mali sia il popolo della fabbrica. Nella stessa misura ci è spiaciuto veder trattare argomenti delicati come gli infortuni sul lavoro in maniera assolutamente fuorviante ed offensiva per i lavoratori. L’episodio, che ricorda fin troppo uno realmente accaduto, in cui uno dei protagonisti del libro muore in fabbrica schiacciato da un carrello elevatore, è descritto in modo inverosimile. Il conducente del mezzo guida troppo velocemente ed imprudentemente così da poter andare presto a spaparanzarsi sotto l’ombrellone. E’ irreale, sembra che i protagonisti dell’incidente se la siano cercata, ed è ingiusto: tutti sanno che nella gran parte dei casi gli infortuni si verificano perché ci sono da rispettare tempi di produzione insostenibili e i padroni ed i dirigenti degli stabilimenti cercano di risparmiare sulle misure di sicurezza e sul personale. Altro che andare a spaparanzarsi sotto l’ombrellone. Ci viene in mente “Paul, Mick e gli altri” di Ken Loach, lì si parla per davvero degli operai e della loro vita, e si capisce da che parte sta Ken Loach. Non è la stessa della Avallone e del film Acciaio.
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