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Ilva, torna l'incubo della chiusura. L'azienda continua a fare melina

Torna in alto mare (di veleni) la vicenda dell’Ilva. Il Governo si gioca qui un pezzo della partita su “Cresci Italia”. Se quelle sulla crescita dopo l’austerity non sono chiacchiere dovrebbe uscire qualcosa di positivo. O no? Per il momento a farla da padrone è ancora l'Ilva che con la strategia del ricatto sta dilazionando i tempi del risanamento. 

Mentre a Roma approda questa settimana nell'aula della Camera il decreto legge 129 del 7 agosto scorso relativo alla bonifica dell'area di Taranto, come era prevedibile l’’azienda sta cercando di guadagnare tempo in attesa della nuova Aia fregandosene alla grande delle prescrizioni della magistratura. Da sabato della scorsa settimana, quando ci fu un vertice a Palazzo di Giustizia, e' scattata la fase attuativa del sequestro disposto dalla Magistratura lo scorso 25 luglio con l'ordinanza del gip Patrizia Todisco. Ma fino ad oggi l’unico provvedimento è stata la sospensione, salvo deroghe, dell'arrivo di nuove materie prime, minerale di ferro e carbon fossile. I nuovi interventi sugli altri impianti sottoposti a sequestro: agglomerato, cokerie, altiforni, acciaierie e gestione materiali ferrosi rimangono sulla carta. Nonostante il mandato affidato dalla Procura ai custodi sia chiarissimo: far cessare le emissioni inquinanti che procurano danni alla salute dei cittadini e dei lavoratori dell'Ilva, l’azienda ha presentato alla Procura una serie di proposte che partendo dai parchi minerali, soggetti a blocco, si allargano poi ad altre situazioni critiche ma senza apportare modifiche sostanziale. Tanto che lo stesso procuratore Franco Sebastio avrebbe espresso un forte dose di contrarietà verso il comportamento dell’azienda. Non e' una novita', d'altra parte, che sul parco minerali (il primo anello della catena) la Procura da tempo abbia detto che intensificare la filmatura o l'irrorazione con acqua non e' una vera soluzione, anzi c'e' il rischio che, non esistendo a valle un sistema di convogliamento delle acque di scarico, si aggravi anche l'inquinamento a seguito di quest'intensificazione. Un altro punto di contrasto emerso e' che l'Ilva presenta le sue proposte alla Procura e non al gip Todisco. La Procura ha già fatto presente che il suo ruolo e' quello di organo di esecuzione delle misure del giudice delle indagini preliminari e quindi ogni possibile ed eventuale variazione che riguardi le misure stesse del sequestro va presentata e discussa con lo stesso gip. E tuttavia pare molto difficile che la magistratura possa concedere qualcosa all'Ilva. Si è di fatto riaperta una lotta contro il tempo che porta dritta alla sospensione della produzione Se c'e' un punto sul quale anche il procuratore capo Franco Sebastio e' stato chiarissimo e' che il sequestro non prevede facolta' d'uso. L’azienda deve quindi mettere rapidamente fine alle emissioni inquinanti. Il fatto che l'Ilva sia tutt'altro al riparo da una stretta del sequestro con riflessi anche sulla produzione e' condiviso anche dai sindacati, che la questa settimana torneranno a chiedere l'incontro ai custodi e all'azienda. I sindacati mettono in evidenza come a fronte delle dichiarazioni rassicuranti del premier Monti, dei ministri Clini e Passera e dello stesso Ferrante, i quali dicono che l'azienda non puo' chiudere e che non c'e' blocco, la realta' presenti un'altra situazione perche' "dall'accelazione data sabato scorso dal procuratore si e' poi passati alle misure specifiche sui parchi e nulla esclude che altre misure a breve possano essere adottate sugli altri impianti. Durante il dibattito oggi in aula, l'intervento di Zazzera dell'Idv ha chiarito quali sono i veri numeri in campo: "Con questo decreto, la crisi dell'Ilva è solo rinviata. Dei 336 milioni di euro stanziati, solo 119 sono destinati alle bonifiche. Ad oggi di soldi veri da destinare a questa funzione fondamentale ce ne sono solo 79 e di questi 59 sono della regione Puglia. Il ministero ne mette appena 20 di milioni. Per questo, diciamo che siamo di fronte ad un decreto bluff, che arriva tardi, senza soldi, non garantisce trasparenza, e - ha concluso - non risolve nessuno dei tanti problemi di Taranto".

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