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Modena, in un'azienda gli stranieri vengono ricattati per aggirare orari
Come prendere in giro gli stranieri? Vengono assunti e pagati in nero con la formula dell'aspettativa non retribuita, per aggirare gli orari di lavoro ricattandoli. Questo accade in un'azienda di ceramica modenese, che ha trasferito all'esterno una parte della produzione.
A renderlo noto è Franco Zavatti della Cgil di Modena ma anche coordinatore della Legalità a livello regionale.
"Fra gli innumerevoli trucchi che il sindacato incontra e denuncia - rende noto - ne va ora di moda uno che all'apparenza è capace di simulare meglio la truffa: la manipolazione degli orari effettivi di lavoro per chi, all'apparenza, è assunto e pagato regolarmente ma facilmente ricattabile, specie se straniero - aggiunge Zavatti- ne proponiamo un caso emblematico, fra i tanti praticati nel modenese, senza citare nomi perché recentemente segnalato e documentato agli organi competenti".
Ma cosa è successo ocn esattezza? "Una grande fabbrica 'storica' e leader del nostro distretto ceramico - spiega il sindacalista - esternalizza un pezzo di produzione ad una media impresa anch'essa locale, talmente strutturata che i suoi dipendenti sono regolarmente muniti del badge di ingresso nell'impresa madre. Una ventina circa di lavoratrici e lavoratori prevalentemente stranieri- aggiunge - sono assunti regolarmente, di norma a tempo parziale, anche se in realta' il lavoro si svolge ben oltre il tempo pieno i cartellini marcatempo ne danno conto. Questi lavoratori - ha proseguito Zavatti - dopo la regolare assunzione e le primissime regolari retribuzioni, vedranno le loro buste paga formalmente emesse, ma con un 'netto da pagare di pochi o zero euro a credito, arrivando al paradosso di certificare al dipendente, in alcuni casi, addirittura l'addebito di pochi euro".
Quali sono le motivazioni? "Quelle lavoratrici e lavoratori nelle mensilità di volta in volta considerate, sarebbero stati totalmente assenti dal lavoro per 'aspettativa non retribuita'- spiega- la retribuzione dovuta veniva poi, debitamente forfetizzata, normalmente consegnata con contante in nero, salvo qualche incauto assegno. Una procedura come questa - spiega Zavatti - è motivata dal ricatto palese: la busta paga ti serve per il permesso di soggiorno. Si tratta di una prassi illegale, avallata senza batter ciglio dagli studi professionali e di consulenza che, di volta in volta, compilavano quelle buste paga. Per non dire della grande impresa 'madre' che ben sapeva, pur sostenendo il contrario a fronte dei chiarimenti richiesti dal sindacato".
Il sindacalista coclude citando una sentenza della corte di Cassazione. Secondo questa ci si trova di fronte a un reato di "estorsione a carico dell'impresa che impone stipendi inferiori a quelli dovuti, costringendo il lavoratore ad accettare condizioni contrarie alla legge ed ai contratti". Una sentenza decisamente chiara e positiva: inquadra un fenomeno in espansione anche nella realtà modenese.
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