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Ilva, la disperazione di un operaio. La città è vicina ai lavoratori
Rimossi i blocchi stradali sulle due statali vicine all'azienda oggi all'Ilva è ripresa la normale attività lavorativa all'interno dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. ''Siamo saliti sul camino perché siamo disperati". Questa la cruda dichiarazione di un operaio dell'Ilva. "Io ho un mutuo da pagare, tre figli di 9 anni, 8 anni e 18 mesi e una moglie casalinga. Vogliamo lavorare, chiediamo solo questo. E sia chiaro - aggiunge nessuno dell'azienda ci ha detto di protestare. Siamo spinti solo dalla disperazione''.
La voce della disperazione è di Michelangelo. Un trentasettenne, ma soprattutto uno dei nove lavoratori che si trova ancora a 60 metri d'altezza su una passerella circolare del camino E312, con i suoi 225metri è anche il più alto d'Europa.
Sono pochi i giorni di protesta, quattro, eppure Michelangelo è già stremato e con nessuna intenzione di mollare.
Con i colleghi infatti continuerà la protesta almeno fino a quando all'Ilva verrà rilasciata l'Autorizzazione integrata ambientale.
Lavora da 13 anni nell'area agglomerato, quella sotto sequestro e ne conosce ogni angolo.
''In 13 anni – spiega - l'Ilva è migliorata tantissimo dal punto di vista ambientale e produttivo, ha investito e l'evoluzione nello stabilimento per noi operai è tangibile. Abbiamo paura – aggiunge – per questo siamo saliti sul camino e i nostri colleghi sulla torre di smistamento dell'altoforno 5. A noi lo sciopero e i blocchi stradali non interessano perché si crea solo disagio alla città. Per questocontinueremo a stare qui ad oltranza fino a quando ci diranno che possiamo tornare a lavorare senza avere più l'incubo di diventare disoccupati''.
"In questo momento la città è vicina ai lavoratori dell'Ilva, non ci sono, non ci possono essere divisioni". A dichiararlo è Ezio Stefano, il sindaco di Taranto, che proprio questa stamattina ha incontrato a Palazzo di Città i cinque lavoratori che sono rimasti sul a circa 40 metri di altezza fino aieri mattina.  
All'incontro di oggi ha presenziato anche Adolfo Buffo, il direttore dell'Ilva di Taranto, che tuttavia non ha rilasciato alcuna dichiarazione.  
"Ci possono essere, come ci sono, modalità diverse nel far sentire la propria voce, nel senso che c'è chi blocca le strade, chi occupa gli impianti, ma il dato fondamentale - aggiunge il sindaco - è che non ci sono divisioni su un concetto molto chiaro: vogliamo la tutela della salute dei lavoratori e di tutti i tarantini e vogliamo la difesa del lavoro. Io penso che l'Aia andrà in questa direzione e se i tecnici dovessero dirmi che è necessario intensificare le prescrizioni per raggiungere quest'obiettivo, io sono d'accordo. Lo dico gia' da ora".
Può accadere che la magistratura, nell'attesa del rilascio definitivo dell'Aia possa avviare azioni per fermare gli impianti del siderurgico nell'ambito del sequestro dell'area a caldo? "Non penso che cio' avverrà - spiega Stefano - E comunque teniamo sempre conto di un fatto, ovvero che spegnere un impianto siderurgico non è come girare un interruttore. Ci vuole del tempo, ci vogliono mesi prima di arrivare ad una fermata. C'è quindi tutto lo spazio affinché le cose si facciano bene, si tuteli la salute e non si perdano posti di lavoro".
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