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CRISI/BOLOGNA. CGIL: 120 LICENZIATI PER RAGIONI ECONOMICHE
Dall'entrata in vigore della legge Fornero, nel luglio 2012, sono 120 i licenziamenti per ragioni economiche registrati presso la Direzione territoriale del lavoro di Bologna. Inoltre, sono oltre 80.000 i lavoratori che sotto le Due torri sono alla ricerca di un lavoro. A fornire i dati e' una nota firmata da Maurizio Lunghi, componente della segreteria della Cgil bolognese.
Per quanto riguarda gli 80.000 in cerca di lavoro, la cifra emerge incrociando i dati dell'Osservatorio sulla crisi della Cgil con quelli dei Centri per l'impiego della Provincia (Cip).
Il 60% di queste persone sono sopra i 45 anni, 25.000 ne hanno meno di 35 e circa 60.000 sono iscritti ai Cip da oltre un anno.
"Bologna si sta avvicinando ad un tasso di disoccupazione strutturale prossimo al 6%, un record negativo storico per il territorio", commenta Lunghi, con una prospettiva di "ulteriore peggioramento" per cui bisogna prepararsi a "gestire una delicatissima fase sociale". Infatti, gli avviamenti al lavoro nel corso del 2012, che sono stati circa 150.000, "sono improntati al rapporto di lavoro a tempo determinato- segnala Lunghi- della durata media di circa tre o quattro mesi". Sempre secondo i dati diffusi da via Marconi, "ben l'89% delle persone sono state assunte dalle imprese con un rapporto di lavoro nel corso del 2012 a tempo determinato, intermittente, in collaborazione, a progetto, i dati ci dicono che sono triplicate le partite Iva". Dunque una "conferma concreta di quanto abbiamo sostenuto come Cgil in relazione alla riforma Fornero, da un lato- sottolinea Lunghi- non ha creato un benche' minimo sussulto nella crescita dei posti di lavoro in particolare rivolta ai giovani e poi, dall'altro ha contribuito al dilagare delle forme piu' aleatorie di rapporto di lavoro, aumentando sensibilmente l'uso dei contratti atipici e delle partite Iva fasulle".

Per la Cgil, neanche le recenti leggi regionali sull'apprendistato e l'incentivazione a chi assumano a tempo indeterminato "hanno modificato l'andamento delle politiche di assunzione, che restano fortemente improntate alla costituzione di rapporti di lavoro ricattabili e flessibili". Come se non bastasse, nell'ultimo atto del governo Monti sulla legge di stabilita' "non c'e' copertura finanziaria, attraverso l'Inps- sottolinea Lunghi- sul mantenimento dell'iscrizione alle liste di mobilita' per coloro che hanno perso il lavoro nelle realta' al di sotto dei 15 dipendenti". Questo comporta, a Bologna, "una ricaduta che oggi riguarda oltre 7.500 lavoratori- riferisce il sindacalista- che sono destinati a crescere per effetto della crisi e che non potranno usufruire dell'aiuto che le liste di mobilita' consentono con gli sgravi contributivi a vantaggio delle imprese che assumono dalle liste stesse". Cosi' la "grave lacuna" lasciata dal Governo di fatto "toglie uno strumento molto utile a chi ha perso il lavoro per trovarne un altro". Considerando poi gli effetti dei licenziamenti per ragioni economiche, "che hanno superato, dall'entrata in vigore della legge Fornero nel luglio 2012, gli oltre 120 lavoratori licenziati presso la Direzione territoriale del lavoro di Bologna- scrive Lunghi- anche su questi si determina l'impossibilita' di iscriversi alle liste di mobilita' e quindi di ottenere gli aiuti necessari per essere riassunti". Per la Cgil e' un "vero e proprio disastro" a cui va posto rimedio "se si vuole evitare un incremento esponenziale dei disoccupati di lunga durata". Per cui occorre "intervenire nei confronti del Governo per aggiustare i contenuti della legge di stabilita'", conclude Lunghi, o "decine di migliaia di lavoratori rischiano di essere esclusi, disoccupati, dimenticati". 
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