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Logistica, se gli ultimi tra gli ultimi si ribellano al ricatto. Intervista a Nicoletta Frabboni, dei Cobas
La lotta dei facchini della Granarolo viene sistematicamente ignorata dai mass media. In realtà si tratta di una lotta importante, perché gli ultimi tra gli ultimi hanno deciso di alzare la testa. Cosa accade?
Le grandi aziende, tipo la Granarolo, esternalizzano la logistica ai consorzi che a loro volta subappaltano alle cooperative. Con i regolamenti costruiti dalle coop stesse, viene agredito non solo il costo del lavoro, ma anche le condizioni del contratto di riferimento. E in questo, va detto, c’è una grossa responsabilità della Legacoop che, nella buona sostanza, lascia fare. Retribuzioni più basse e più dure condizioni di lavoro per i lavoratori, in grandissima maggioranza migranti. In alcuni casi il salario è del 35% in meno. Degli orari di lavoro, poi, non parliamo, la giornata lavorativa effettiva è molto ma molto oltre le otto ore di lavoro. Chi si ribella viene licenziato, come nel caso della filiera di cui è capofila la Granarolo. In quella vertenza si era addirittura arrivati a un accordo che prevedeva la riassunzione dei lavoratori che avevano protestato, riassunzione che invece si è fermata a nove su una cinquantina.

Con la tua esperienza diretta nei Cobas cosa hai potuto osservare?
Sono arrivati da noi dei facchini di una coop di Calderana di Reno; prima un quarantina e poi altri. Abbiamo presentato una piattaforma basata sulla clausola di salvaguardia, norma presente nel settore delle pulizie e non nella logistica guarda caso. Ma a volte la battaglia è molto dura perché le aziende non si fermano di fronte a niente: quello che accade è che le aziende cambiano nome e ragione sociale abbassando continuamente il costo del lavoro. Alla Logima, consorzio “Gli”, si sono inventati una mobilità dopo tre mesi dal cambiamento della ragione sociale. Hanno provato a licenziare donne in maternità obbligatoria, e Cgil, Cisl e Uil di categoria sono rimasti a guardare. Questo accade nella filiera dei salumifici. I Grandi salumifici italiani che si vantano di questo e di quello hanno licenziato le donne in stato di gravidanza. Un bambino è nato una settimana dopo che sua madre aveva impugnato il licenziamento. Su quindici persone dodici erano donne. Ci siamo opposti e le hanno dovute riassumere anche perché c’era la segnalazione alle Pari opportunità.

Ci sono casi di aperta illegalità?
Spesso c’è una gestione mafiosa in base alla quale ci sono frequenti provvedimenti disciplinari e gente che non viene chiamata a lavorare. Così ti fanno stare a casa senza pagarti. Così la minaccia del licenziamento funziona. Abbiamo fatto, con il blocco stradale, lotte dure, a cui i lavoratori sono costretti per forza di cose. Cioè, per come funziona la produzione nella logistica, l’unica azione che puoi fare è bloccare il flusso delle merci. I grandi marchi, l’eccellanza italiana nell’alimentare viene colpita nel vivo visto che ormai ogni azienda basa i suoi affari sul just in time. C’è un giro di lavoro nero che è incredibile. Noi abiamo fatto denuncia all’ispettarato in maggio e ancora stiamo aspettando il loro intervento.

Uno delle zone più sensibili, se così possiamo dire è l’interporto di Bologna…
All’interporto lavorano qualcosa come cinquemila lavoratori. Hai idea di tutti gli interporti sparsi in Italia? Nelle campagne ci sono questi grandi magazini isolati da tutto dove accadono le cose più impensabili lontano da ogni testimonianza. Come ti iscrivi al sindacato di base ti licenziano. E allora bisogna andare in massa con un pullmann a dare una mano per i blocchi. A Padova, pochi giorni fa, sapendo che arrivavamo hanno chiuso il magazzino il pomeriggio. In giro c’è un grande fermento,però. Il settore della logistica non subisce crisi, del resto. E’ il settore tra i più trainanti perché le merci si spostano in continuazione. Quasi ogni giorno all’interporto c’è un blocco. Approfittano del fatto che si tratta quasi esclusivamente di forza lavoro migrante, ricattati con il permesso di soggiorno. C’è gente che ha Cud di 3.000 euro con 12 ore di lavoro al giorno. Ti pare possibile?

Per il sindacalismo di base si sono aperte nuove opportunità?
Solo il Sì Cobas segue circa 400 cooperative. L’Adl Cobas ne ha altrettante, soprattutto nel Veneto e nel Friu li e nella zona di Milano, Lazio, Marche.

Come funziona la gestione reale dei lavoratori nelle coop?
La busta paga è fittizia e la metà delle ore vengono trasformate in rimborso così non ci sono versamenti contributivi di alcun genere. Attualmente ci sono grandi trattative in ballo. Alcuni sindacati di base stanno cercando di chiudere un accordo nazionale con i grandi committenti in cui viene contempolata l’applicazione del contratto nazionale, malattia e infortunio e non licenzmento al cambio appalto.

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