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Cgil e Cisl, ovvero Bonanni e Camusso, a picconate contro lo sciopero generale. Belle facce toste!
Ieri Susanna Camusso aveva sparato a zero, in perfetto sindacalese, questo le va riconosciuto, contro lo sciopero generale. L'aveva fatto, ostendando una certa dose di aperta provocazione, ad un convegno su Claudio Sabattini nei decennale della scomparsa. L'aveva fatto sottolineando il profilo di "arnese inservibile" alle lotte dei lavoratori nella difficoltà della crisi. E fin qui, diciamo, quasi tutto bene.
Le ragioni sono tante, ha aggiunto Camusso, la prima è quella della inadeguatezza rispetto alla forte frammentazione della "classe" dei lavoratori. Quindi, o c'è qualcosa di più dello sciopero generale, oppure? Oppure niente. Signori, si chiude. Il giochino di Susanna Camusso si è subito svelato per un attacco senza precedenti alle mobilitazioni. Va appena ricordato che la signora, che ha l'onore di alloggiare al piano più alto di Corso d'Italia ormai da quattro anni, dovrebbe spiegare cosa ha fatto di concreto il suo sindacato per unificare le lotte e per superare il gap che semmai è noto da decenni. Mettere in piazza l'apparato spruzzato di qualche Rsu non è fare lo sciopero generale, ovviamente. Le quattro ore rimediate in improbabili piazze provinciali gridano vendetta. A rinforzare il profilo da faccia tosta è arrivato subito il signore che invece il piano più alto ce l'ha in via Po', a due passi dalla signora, presso la sede della Cisl, sostenendo che lui "lo dice da tempo".
"Per la Camusso lo sciopero generale non basta piu' per tutti? Beh, alla buon'ora....", ha risposto alle parole del segretario generale della Cgil secondo cui bisogna "sperimentare nuove forme di lotta efficaci e non esclusive". "Sono contento di queste affermazioni della Camusso - spiega Bonanni a Palermo - perche', mi scoccia fare questi discorsi, ma noi li facciamo da tanti, tanti anni. Ma siamo sempre stati incompresi, vilipesi, offesi e aggrediti proprio per questi argomenti. E' il crollo del muro e di questo sono molto contento". Bene, ora gli offesi saranno due. Se Luigi Angeletti si vuole accomodare, c'è posto.
Tra pochi mesi si terrà il congresso della Cgil. C'è da giurare che questo sarà uno dei temi più battuti. Vedremo all'opera tutta la creatività dei segretari e dei funzionari Cgil ubriacati da venti anni di concertazione, nel trovare "nuove forme di lotta". Sarà uno spettacolo da non perdere. Il che non è un male di per sé, anzi. Il punto è che a discuterne, per lo stato comatoso in cui è ridotta la Cgil, saranno "in quattro", lontani mille miglia dai lavoratori in carne ed ossa, che a questo punto, stando alle parole di Canusso, sarebbero meno che mai titolati a riunirsi sotto le insegne di qualcosa che si chiama organizzazione sindacale.
Era proprio Claudio Sabattini, che aveva capito tutto goà venti anni fa e chce fu un nemico irriducibile di Susanna Camusso, a ricordare che la parola sindacato vuol dire "stare insieme con giustizia". Lasciamo perdere la "giustizia", di cui oggi non sembra depositario nessun soggetto che abbia un minimo di autorità e autorevolezza, ma certo lo "stare insieme" è un tema di attualità e di forte crisi per il sindacato. In Cgil non se ne erano mai accorti? Non si erano mai accorti che avendo caldeggiato la precarizzazione del lavoro attraversso l'interinale (parlano i documenti) prima o poi si sarebbe andati a sbattere contro la frammentazione. Ci scuserà la signora Camusso, ma ci vuole una bella faccia tosta a sostenere che lo sciopero generale non è più utile per i motivi di cui sopra. Anche fosse, c'è una precisa e indifferibile responsabilità del sindacato. Alemeno questo lo si vuole riconoscere?
E' ovvio che a questo punto non ci "faremo dire" cosa è buono e cosa è cattivo. Cosa è giusto fare per salvare almeno gli stracci e cosa no. Non ci faremo vomitare addosso la solita retorica sulla democrazia. Adesso, anche se non ve ne siete accorti "siete per sempre coinvolti".
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