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Riesce lo sciopero dei trasporti. Prc:"Impedire le privatizzazioni"

Torino e Milano bloccate. Roma, va solo la metropolitana. Lo sciopero di quattro ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil ha avuto adesioni abbastanza alte su tutto il territorio nazionale, anche se a macchia di leopardo. L’obiettivo è quello del rinnovo del contratto di lavoro, fermo al 2007. A Milano chiuse dalle 8.45 le tre linee della metropolitana; a Roma fermi dalle 8.30 i collegamenti con Ostia Lido e Civita Castellana Viterbo; a Torino, dove lo sciopero è di 24 ore, stop al 95% dei bus; a Venezia fino alle 13 fermi circa il 60% dei vaporetti; a Bologna adesioni del 80% nella circolazione; a Napoli fino alle 13 circumvesuviana, sepsa e metrocampania sono ferme e il 90% dei bus. Fino alle 12.30 fermi oltre al 85% dei mezzi pubblici a Bari ed il 60% dei servizi urbani a Palermo fino alle 13.30.

“Dopo il primo incontro, presso il ministero del Lavoro, “assolutamente inadeguato per lo sblocco della trattativa contrattuale - spiega la Federazione dei Trasporti della Cgil - un nuovo appuntamento è fissato mercoledì. In quell’occasione serve definire un percorso per chiudere in tempi rapidi il contratto nell’ambito del nuovo ccnl della Mobilità. Inoltre vanno attentamente verificati nel merito - sottolinea infine la Filt - gli elementi ipotizzati dal Mit sul sistema di finanziamento e di regolazione del settore e sul suo assetto che sono oggetto di confronto in Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Enti Locali) e che potrebbero sfociare a breve in provvedimenti legislativi”.

Rifondazione Comunista in un comunicato esprime il proprio pieno appoggio allo sciopero degli autoferrotranvieri: “le privatizzazioni vanno impedite ad ogni costo e occorre potenziare il Trasporto Pubblico Locale”, si legge nella nota. “Il governo invece di gettare via i soldi con la TAV deve stanziare tutti i soldi necessari per potenziare il settore. La lotta degli autoferrotranvieri di Genova ha indicato la strada: con la lotta dura è possibile fermare le privatizzazioni e obbligare il governo e gli Enti Locali a cambiare radicalmente registro”.

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