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E. Romagna, la Fiom in piazza il 5 contro la de-industrializzazione e la fine degli ammortizzatori sociali
"Lo sciopero del 5 dicembre prossimo ha l'obiettivo di mettere al centro della discussione la vera emergenza del paese, che e' il rischio de-industrializzazione e l'implosione del sistema di protezione sociale di questo paese". Dunque "serve un piano straordinario di politica industriale che sia capace di individuare e promuovere i settori strategici sui quali progettare il futuro manifatturiero dell'Italia e che consenta di riconvertire i settori in crisi, evitando la chiusura di siti produttivi o la svendita di pezzi strategici del nostro sistema industriale con la sola logica del fare cassa nel breve termine". Così Valerio Bondi, segretario provinciale della Fiom reggiana, in una sua dichiarazione a sostegno dello sciopero regionale di 8 ore, indetto giovedi' da tutto il settore metalmeccanico.

La Fiom-Cgil dell'Emilia-Romagna, che l’ha indetto, invita a "occupare" Piazza del Nettuno, a Bologna, a partire da meta' giornata sino a sera.
Da Reggio Emilia sono pronti 21 pullman per partecipare alla manifestazione. Continua Bondi: "Serve un piano di intervento sugli ammortizzatori sociali che sia in grado di affrontare i prossimi 18 mesi che saranno delicatissimi e, nei quali, verranno al pettine i nodi della disastrosa riforma elaborata dall'allegra coppia dei tecnici Monti-Fornero. Se non si mette mano al rifinanziamento della cassa in deroga per i prossimi 12 mesi, almeno con risorse equivalenti a quelle del 2013, e non si gestisce un provvedimento di estensione della cassa integrazione per ulteriori 12 mesi noi rischiamo - nel corso del 2014 - licenziamenti di massa ed ulteriore avvitamento delle situazioni di crisi". "E' semplicemente assurdo- prosegue il segretario- pensare che nel momento in cui gli effetti della crisi diventano piu' crudi il Governo intervenga con una logica di riduzione della protezione sociale, perche' questo vuole dire da un lato interrompere possibili percorsi di salvataggio e, dall'altro, fare implodere quei meccanismi di 'tenuta sociale' che hanno permesso di gestire anche le situazioni piu' complesse, innescando in tal modo dinamiche delle quali e' complicato capire dove possano portare".
Terzo ed ultimo elemento, conclude l'esponente della Fiom, "a fronte di una disoccupazione che acquisisce carattere strutturale e di un rischio concreto di esclusione sociale per la generazione under 35, va aperta con urgenza una discussione sul come si ripensa e si ridisegna un sistema di welfare con caratteri universali e su basi nuove".

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