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Crisi, "rompere il silenzio". La Fiom in piazza a Torino fa quello che dovrebbe fare la Cgil

"Rompere il silenzio, no ai licenziamenti", E’ lo striscione che questa mattina ha aperto il corteo dei metalmeccanici della Fiom a Torino. Diverse migliaia di lavoratori hanno partecipato all’iniziativa contro la crisi economica e la chiusura delle aziende con in testa gli operai della De Tomaso, e poi quelli delle acciaierie Beltrame, dell'Agile, della Berco e di numerose altre aziende del territorio. Le tute blu della Romi (ex Sandretto) indossavano magliette con la scritta: "Uniti nella lotta, la Sandretto non si tocca" e sul retro "Si' made in Italy, no made in Brasile". Insomma, la Fiom reagisce alla crisi mettendo insieme i lavoratori costretti al ricatto. Quello che dovrebbe fare la Cgil.

Il corteo è partito da piazza Arbarello ed ha raggiunto piazza Castello per gli interventi conclusivi dal palco. "Oggi lanciamo una sfida alla citta' – ha detto Federico Bellono, segretario provinciale Fiom – abbiamo cercato di mettere insieme la crisi di tante aziende, grandi e piccole, perche' c'e' bisogno di risposte concrete. Da chi ha responsabilita' di governo pretendiamo risposte. Tutte queste realta' hanno in comune un elemento: se non ci sara' un cambio di passo nelle politiche sociali del Paese non ci sara' soluzione".

"Gli investimenti, a cominciare da quelli per Mirafiori, non partono mentre gli ammortizzatori sociali stanno finendo – ha proseguito il leader della Fiom di Torino -: il rischio è che il già precario equilibrio sociale si rompa”. “In particolare a Torino, dove la crisi morde più che altrove, la struttura industriale fa fatica, tante aziende hanno chiuso o rischiano di chiudere e migliaia di lavoratori resteranno a breve senza reddito, se non si interviene a rafforzare e rifinanziare gli ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà”, ha concluso Bellono.

L’iniziativa della Fiom si è svolta nel giorno delle polemiche sulle bugie della Fiat sui licenziamenti a cui ha risposto sia il leader nazionale della Fiom Maurizio Landini, che il segretario di Palermo, dove la Fiat ha chiuso lo stabilimento di Termini Imerese. "Per gli operai della Fiat dello stabilimento di Termini Imerese le dichiarazioni del presidente John Elkann, che ha annunciato che l'azienda non licenziera' nessuno, sono un ottima notizia, considerato che sono ancora dipendenti del Lingotto'', sottolinea Roberto Mastrosimone. ''A questo punto siamo convinti - prosegue polemicamente - che i dipendenti non saranno licenziati a dicembre, che Fiat possa tornare a Termini Imerese e gli operai in fabbrica''.

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