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Il Lavoro Dignitoso tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile post2015

Con l’avvicinarsi della scadenza degli attuali Obiettivi di Sviluppo del Millennio, prevista nel 2015, abbiamo l’opportunità di porre il Lavoro Dignitoso in cima all’agenda internazionale di sviluppo.

E' questo il centro del convegno-seminario che ACTRAV, il dipartimento per le attività dei lavoratori dell'Organizzazione Internazioale del Lavoro (OIL), ha organizzato, insieme alla Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC-CSI) nei giorni scorsi a Ginevra proprio sull'agenda post 2015.

L'OIL nel suo insieme sta partecipando al processo di discussione sull'agenda post2015 proponendo la centralità dell'occupazione e del lavoro dignitoso come mezzi principali per l'uscita dalla povertà e lo sviluppo sostenibile.

Obiettivi e strumenti, del resto, che sembrano largamente condivisi. I primi risultati della ricerca delle Nazioni Unite intitolata “My World”, in cui è stato chiesto agli abitanti di 190 paesi quali fossero le loro priorità per l’agenda di sviluppo post-2015, mostrano che “l’occupazione è la priorità praticamente ovunque”.

Dall’Albania alla Giordania al Vietnam e allo Zambia, l’appello per migliori e più numerosi posti di lavoro e si è fatto chiaramente sentire nelle discussioni online come anche nell’ambito di consultazioni nazionali organizzate dalle Nazioni Unite. Anche molti dei partecipanti alle consultazioni nazionali hanno espresso la necessità di poter godere di una maggiore protezione sociale, in particolare nei settori informali caratterizzati da una elevata precarietà economica e sociale.

Oggi, sono più di 200 milioni i disoccupati nel mondo: di questi 73 milioni sono giovani. Al di là del numero assoluto di posti di lavoro necessari, anche la qualità dell’occupazione merita attenzione.

Un lavoratore su tre nel mondo vive con la sua famiglia al di sotto della soglia di povertà dei 2 dollari al giorno. Lavorano come salariati, per conto proprio o come collaboratori familiari non remunerati, nonostante ciò rimangono intrappolati nella morsa della povertà. Nei 15 anni tra il 2015 e il 2030 saranno necessari almeno 470 milioni di nuovi posti di lavoro solo per rimanere al passo con la crescita della popolazione mondiale in età da lavoro.
Sarà necessario fare molto di più per assicurarsi che questi posti di lavoro siano dignitosi, e che costituiscano realmente un’opportunità per sfuggire alla miseria: adottare misure concertate per rispondere alla persistente volatilità dell’economia e alla crescita delle disuguaglianze dei redditi, che stanno indebolendo il tessuto sociale e politico delle nostre società.

Sono necessarie politiche che generino lavori dignitosi.

I paesi che hanno intrapreso questo cammino, come nel caso dell’America Latina e dell’Asia, hanno affrontato innanzitutto le cause strutturali della povertà e della sottoccupazione. Questi paesi hanno cercato di rendere il più possibile inclusiva la crescita economica combinando politiche volte a rafforzare gli investimenti e la creazione di impresa con politiche per estendere la protezione sociale e rafforzare i mercati del lavoro.

Altre condizioni essenziali sono istituzioni governative forti e stabili, rispettose dello stato di diritto e dei diritti umani, e la creazione di un ambiente favorevole per l’avvio e lo sviluppo di imprese. Anche le politiche e le istituzioni del mercato del lavoro, come il salario minimo, la contrattazione collettiva e una legislazione che protegga il lavoro, svolgono un ruolo fondamentale.

Un’agenda concordata a livello globale, volta a migliorare la quantità e la qualità dell’occupazione, sarebbe di stimolo per i paesi a concentrare la loro attenzione e le loro risorse su aspetti cruciali che non sono stati sufficientemente affrontati negli Obiettivi di sviluppo del millennio.

Un aspetto chiave del nuovo quadro di sviluppo dovrebbe essere il sostegno internazionale ai paesi per migliorare la raccolta e la disponibilità delle statistiche e monitorare i risultati attraverso indicatori ufficiali, il ruolo del dialogo sociale e la partecipazione delle parti sociali.

Molti Paesi in via di sviluppo già dispongono di indicatori di base per seguire i progressi in materia di occupazione e di condizioni di reddito. Tuttavia, spesso mancano informazioni sulla qualità dell’occupazione, in particolare per le persone ai livelli più bassi dell’economia.

Altrettanto importante è assicurare il coinvolgimento dei sindacati e della società civile.

L’accesso ad un lavoro sicuro, produttivo e giustamente remunerato non è solo una questione di reddito, ma è uno strumento fondamentale per individui e famiglie per avere stima di se stessi, per rafforzare il proprio sentimento di appartenenza ad una comunità e dare il proprio contributo alla produzione. La transizione verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile non sarà possibile se milioni di persone si vedono rifiutare la possibilità di guadagnarsi da vivere in condizioni di equità e di dignità.

Laddove il lavoro è scarso o i mezzi di sussistenza disponibili lasciano intere famiglie nella povertà, c’è meno crescita, meno sicurezza e meno sviluppo umano ed economico.

Senza dubbio la sfida è immensa, motivo per cui l’occupazione piena e produttiva e il lavoro dignitoso devono essere obiettivi centrali dell’agenda di sviluppo post2015.

Il convegno-seminario ha visto la partecipazione di una cinquantina di sindacalisti, provenienti da circa 40 paesi, in maggior parte dai paesi emergenti e “in via di sviluppo”, ed è stato coordinato da Dan Cunniah e Anna Biondi, rispettivamente Direttore e ViceDirettore di Actrav.

Tra i diversi relatori, Vincente Yu, del South Centre, e Manuela Tomei, Direttrice del Dipartimento Condizioni di lavoro ed Eguaglianza dell'OIL.

Una sessione di lavoro è stata dedicata al confronto con Amina Mohammed, assistente del Segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, e Consulente Speciale sulla pianificazione Post2015, che si è dichiarata particolarmente interessata al confronto con i sindacati – era la prima volta – impegnandosi a coinvolgere i sindacati nelle prossime consultazioni a livello nazionale.

Il processo di definizione degli obiettivi di sviluppo sostenibile post2015 - che vuole far convergere il proseguio degli Obiettivi del Millennio con le indicazioni scaturite dalla Conferenza Rio+20 - si articola in diversi forum e consultazioni tra tutte le agenzie delle Nazioni Unite e i diversi attori, governativi e della società civile, dei paesi membri, dovrebbe arrivare ad un primo documento di sintesi in vista dell'Assemblea Generale del settembre prossimo, per concludersi con le decisioni sulla nuova agenda e i nuovi obiettivi post 2015 nell'Assemblea Generale del settembre 2014.

 

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