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"A Pomigliano la Fiat vuole lo scontro ma incontrerà la nostra resistenza"
Stefano Birotti è rappresentante sindacale della Fiom a Pomigliano. Nonostante nessuno ne parli, meno che mai la politica, ma a Pomigliano il piano Fabbrica Italia va avanti con tutte le sue discriminazioni e ingiustizie.
Durante le elezioni alcuni comapagni erano andati da Epifani che sembrava molto interessato a quello che stava accadendo a Pomigliano, anche perché da ex sindacalista capiva perfettamente di cosa stavamo parlando. Finite le elezioni non si è visto e sentito più nessuno.

Nonostante la produzione tiri la Fiat tira dritta con la sua poiltica…
Attualmente a Pomigliano stanno producendo circa 420 vetture a turno. I lavoratori si stanno massacrando di fatica. Non c’è giorno in cui non arrivano notizie dall’infermeria. I malumori stanno crescendom e le Rsa dei sindacati firmatari onde evitare caos e problemi hanno anche tentato di incontrare l’azienda ma senza alcun risultato.

Chiedendo cosa?
Di fronte al fatto che c’è un numero consistente di vetture da produrre hanno chiesto il terzo turno. L’azienda gli ha risposto che la richiesta non poteva essere accolta perché l’aumento non era strutturale ma temporaneo. E invece di concedere il terzo turno e quindi il rientro dei lavoratori dalla cig ha imposto di fare due sessioni di turnazione il sabato “di recupero”.

Andando contro l’accordo…
Sì, certo, l’accordo diceva che il sabato lavorativo sarebbe partito solo con il terzo turno. Come avevamo detto noi della Fiom, solo con la Panda in produzione non si poteva far girare i lavoratori su tre turni.

E le Rsa cosa hanno fatto?
Le Rsa hanno abbassato la testa e hanno accettato. Comunque noi il 15 e il 22 giugno saremo là fuori ad intralciare il loro disegno. Stiamo parlando con tutti lavoratori anche con la ex Ergom di Napoli e il reparto Fiat di Nola. E’ vero siamo fuori ma sappiamo che dentro c’è molta rabbia. Ci sono molte disdette di tessere sindacali. Addirittura, momenti di forte tensione tra delegati e lavoratori. C’è rabbia.

Perché, cosa sta accadendo?
Ho l’impressione che l’azienda voglia misurare fino a che punto i lavoratori siano disposti a cedere. Arrivano richieste sempre più assurde, e i lavoratori stanno al limite. Addirittura gli “aziendalisti” sono costretti alla malattia.

Cosa dici dell’imminente trasferimento della Fiat in Usa?
La cosa era chiara fin da tre anni fa. Queste vicende non fanno altro che darci ragione. E’ sempre più chiaro che voglia abbandonare l’Italia e che sta facendo gli interessi degli azionisti e della famiglia.

Che iniziative intendete sviluppare?
Abbiamo cercato di far partecipare gli ambiti della politica locale. Al momento c’è poco interesse ma noi non demordiamo. Stiamo avendo alcuni incontri con i parlamentari, come il vicepresidente della Camera. Ci stiamo organizzando per altri incontri.

State organizzando anche una cassa di resistenza?
In virtù del fatto che le famiglie dei cassaintegrati hanno bisogno abbiamo istituito una associazione no profit per sostenerle. Il presidente onorario è Stefano Rodotà. “Siamo tutti Pomigliano: diritti al lavoro”.

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