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Ilo: più contrattazione nel pubblico impiego
Prosegue a Ginevra la 102ma Conferenza Internazionale del Lavoro che ha all'ordine del giorno temi di primaria rilevanza globale: l'emergenza occupazionale, il bisogno di assicurare la protezione sociale nel nuovo contesto demografico, lo sviluppo sostenibile, il lavoro dignitoso, i lavori verdi e il dialogo sociale. Le riunioni si svolgono sia in plenaria che nelle commissioni deputate ad affrontare specifiche questioni.

La Commissione Applicazione delle Norme è chiamata ad esaminare annualmente il Rapporto del Comitato di esperti sull'applicazione delle Convenzioni e delle Raccomandazioni ratificate dagli Stati membri oltre che un Rapporto generale di approfondimento, su un tema particolare.

Quest'anno lo studio ha riguardato le Convenzioni dell’Ilo e le relative Raccomandazioni sui rapporti di lavoro e sulla negoziazione collettiva nel pubblico impiego, vale a dire l'applicazione della Convenzione n. 151 sulle relazioni di lavoro nella funzione pubblica, del 1978, della Convenzione n. 154 sulla contrattazione collettiva, del 1981, della Raccomandazione n.159 sulle relazioni di lavoro nella funzione pubblica, del 1978, e della Raccomandazione n. 163 sulla contrattazione collettiva, del 1981.

In altri termini, il Rapporto 2013 , per la prima volta, affronta analiticamente l'esercizio dei diritti della contrattazione collettiva nel pubblico impiego insieme ai diritti civili, politici e di rappresentanza sindacale dei pubblici dipendenti, la loro protezione da atti di discriminazione e di interferenza ed i meccanismi di risoluzione delle controversie.

Solo 48 dei 185 Stati membri dell'Ilo hanno ratificato la Convenzione n.151 e 43 Stati la n. 154. Di tutti questi solo 29 le hanno ratificate entrambe.

Il rapporto sottolinea l'importanza della contrattazione collettiva ed il ruolo positivo che questa riveste al fine di garantire servizi pubblici di qualità. Il Comitato degli Esperti evidenzia la necessità di un appello ai Governi perché ratifichino queste Convenzioni che, insieme alla n. 87 sulla libertà sindacale e sulla protezione del diritto sindacale, del 1948, e alla n. 98 sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva, del 1949, costituiscono strumenti cruciali per tutte le società democratiche quale che sia il loro livello di sviluppo, ai fini di garantire una maggiore efficacia ed una migliore efficienza del servizio pubblico e per combattere la discriminazione tra settore pubblico e privato sul riconoscimento e la promozione della negoziazione collettiva. Gli Esperti sollecitano gli Stati a prestare la massima attenzione a questi temi e auspicano una mobilitazione su base nazionale ed internazionale.

Nelle conclusioni gli stessi esperti esprimono una serie di preoccupazioni a partire dall'impatto negativo delle diverse forme di lavoro precario sui diritti sindacali e sulla protezione dei lavoratori, riferendosi in particolare sia all'uso di contratti a breve termine che vengono rinnovati più volte, chiaramente allo scopo di coprire mansioni che richiederebbero invece assunzioni a tempo indeterminato, che sul mancato rinnovo di contratti per ragioni antisindacali. Talune forme di precarietà scoraggiano i lavoratori dall'iscrizione al sindacato e di fatto queste modalità rappresentano per i lavoratori una violazione dell'esercizio della libertà di associazione e di contrattazione collettiva, specialmente quando nascondono un rapporto di lavoro permanente.

Sulla base di queste considerazioni , il Comitato di esperti ritiene che gli Stati membri dovrebbero considerare ed esaminare a fondo, in un quadro tripartito, l'impatto di queste forme di occupazione sulla tutela effettiva dei diritti sindacali.

Il documento degli esperti mette in luce il nesso evidente e la complementarietà tra le Convenzioni n. 151 e n. 154 con le Convenzioni fondamentali n.87 e n.98, riaffermando e dimostrando a più riprese come la contrattazione collettiva, in un contesto di dialogo franco e costruttivo, rivesta un ruolo essenziale per la stabilità sociale ed economica, il benessere comune e la giustizia sociale, sia in tempi di crescita economica che di crisi.

Il dibattito che si è svolto a Ginevra a commento del Rapporto sulla negoziazione collettiva nel settore pubblico ha visto una posizione duramente critica da parte imprenditoriale, che ha ancora una volta colto l'occasione per rimettere in discussione il ruolo tecnico e di terzietà degli esperti.

I sindacati hanno invece condiviso e sostenuto i contenuti e le proposte dello studio, chiamando i governi alle loro responsabilità. Questi ultimi a loro volta hanno svolto un ruolo piuttosto passivo, permettendo di fatto che la discussione fosse sbilanciata nei modi e persino nei tempi, visto che è stato dato molto più spazio alla voce delle imprese.  
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