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Termini Imerese, dopo due anni dalla fuga della Fiat operai senza futuro. Lunedì riprende la lotta
Sono di nuovo sul piede di guerra gli operai dell'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, nel palermitano. A due anni dall'abbandono del Lingotto, infatti, non hanno ancora nessuna certezza sul loro futuro occupazionale. A fine anno, inoltre, scadra' la cassa integrazione, ma del piano di rilancio del sito industriale non c'e' traccia.
Ieri da un incontro al ministero dello Sviluppo economico tra il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il sottosegretario Simona Vicari, e' emerso che sono stati presi contatti con tre imprese specializzate nella produzione di biocarburanti, energia e trasformazione di motori. Entro un mese, poi, tutte le parti interessate dovrebbero essere convocate al ministero per riaggiornare l'accordo di programma. "Di questi incontri, non sappiamo nulla, sul nostro futuro e' calata una cappa di silenzio", accusa Roberto Mastrosimone, leader della Fiom provinciale. Anche per questo per lunedi' prossimo sindacati e lavoratori hanno organizzato un sit-in a Piazza Indipendenza, davanti la sede della Presidenza della Regione siciliana, a Palermo. La prima di quella che si preannuncia essere una nuova stagione di proteste. Oggi, gli operai, nel corso di una infuocata assemblea, hanno messo sotto accusa i governi nazionale e regionale che, dopo due anni dall'addio del Lingotto, non hanno ancora trovato una soluzione per il rilancio produttivo del sito.
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